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Qui Trieste – Beni culturali
La scritta che vale un monumento

Schermata 10-2457303 alle 14.53.28 “La verità è rivoluzionaria”. Lo dice la vecchia scritta tracciata su un muro cadente nel parco del leggendario ex ospedale psichiatrico di Trieste, il luogo dove presero corpo le idee di libertà, di tolleranza e di accettazione della diversità dello psichiatra Franco Basaglia e della sua coraggiosa equipe, dove cercarono riparo molti perseguitati durante la Shoah e dove il nostro gruppo di lavoro talvolta si riunisce durante le settimane del laboratorio giornalistico Redazione aperta. Ma ancora più rivoluzionaria è la determinazione della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della città giuliana resa nota nelle prime ore del mattino da un lancio su twitter del direttore della redazione giornalistica dell’Unione, Guido Vitale (@gvitalemoked). L’ente di vigilanza ha infatti deciso di vincolare e di porre sotto tutela una semplice scritta tracciata su un muro, uno degli ultimi segni tangibili del movimento animato da Basaglia negli anni ’70, impedendo la demolizione del muro e la cancellazione dei segni di vernice. “Si tratta – commenta il giornalista – di una scelta coraggiosa e di uno sguardo nuovo alla necessità di tutelare i beni culturali in quanto valori ideali e non solo preziosi materiali”. La Soprintendenza ha ritenuto la scritta meritevole di tutela, in quanto ne è stata verificata la particolare importanza storica e morale, sia perché costituisce testimonianza storica dell’istituzione pubblica riferita alla gestione Basaglia dell’Ospedale psichiatrico, ed è quindi coeva a tutte le battaglie e le vicende che hanno caratterizzato la nascita della legge che ha determinato la svolta della psichiatria moderna, sia perché è stata realizzata dall’artista Ugo Guarino, illustre rappresentante di un’epoca della città e noto illustratore nella redazione del Corriere della Sera. Ma si tratta anche di un motivo di ispirazione per il mondo ebraico. Non solo perché le strutture sanitarie d’avanguardia realizzate all’inizio del Novecento da Vienna sul territorio centroeuropeo hanno da sempre costituito un laboratorio di riflessione e di confronto sulla accettazione delle identità diverse, non solo perché proprio proprio la città adriatica è stata, grazie alla presenza ebraica, la porta d’ingresso della psicanalisi in Italia, non solo per i grandi psichiatri ebrei che operarono in diverse epoche nell’area dell’ospedale psichiatrico. Ma anche per ricordare che la ricerca e l’amore di questi ideali restano per gli ebrei, per Israele e per le minoranze in genere, una risorsa irrinunciabile contro tutte le minacce. Che ai piazzisti del sospetto, del pregiudizio, della propaganda e della demenza digitale è possibile opporre un serio lavoro di informazione e di ragionamento.

(7 ottobre 2015)