Milano – Nasce da Bookcity un patto
per difendere i lettori
Dal Castello Sforzesco alla Sinagoga Centrale, passando per il teatro Franco Parenti e la Casa della Memoria. Duecento i luoghi in cui a Milano, nel corso dell’ultimo fine settimana, il libro è diventato assoluto protagonista grazie alla quarta edizione di Bookcity. “La scrittura non è fatta solo di parole ma è fatta di vita, di esseri umani”, spiegava dal palco del Parenti lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, uno dei protagonisti della rassegna milanese. Ed è questa componente a garantire ai libri, nonostante la nota crisi dell’editoria, un solido seguito di pubblico, “di persone interessate a conoscere e scoprire”, come affermano i promotori di Bookcity, che hanno annunciato di aver superato quest’anno quota 150mila presenze grazie agli ottocento eventi disseminati in città. E per dare un segnale concreto in difesa del popolo dei lettori, nel corso della manifestazione è stato sottoscritto il Patto di Milano per la Lettura, siglato da tutti gli attori istituzionali e non, per impegnarsi nella valorizzazione del ruolo dei libri. “Bookcity Milano – hanno spiegato dal comitato promotore, composto da quattro fondazioni Corriere della Sera, Giangiacomo Feltrinelli, Umberto e Elisabetta Mauri, Arnoldo e Alberto Mondadori – ha dimostrato di essere un evento capace di attrarre pubblici molto diversi tra loro, coinvolgendoli in iniziative volutamente eterogenee e trasversali, tutte connotate da un alto livello qualitativo sia dei contenuti sia dei relatori. Nello stesso tempo, in questi quattro anni, la manifestazione ha svolto un ruolo determinante nella creazione di una rete sempre più capillare fra le diverse anime della filiera del libro”. E di questa filiera fa parte, ad esempio, l’editore Giuntina, presente alla manifestazione sin dalla prima edizione e protagonista ieri alla Sinagoga Centrale di via Guastalla con l’appuntamento Mondi nascosti: cinque oratori hanno preso spunto da racconti di storie rimaste velate o sconosciute per dare una propria testimonianza del rapporto con l’ebraismo. Tra i protagonisti, rav Roberto Della Rocca, responsabile dell’area Educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha presentato la sua ultima e illuminante opera, Con lo sguardo alla luna (ed. Giuntina). A discutere con il rav, Andrée Ruth Shammah, che ha sottolineato l’importanza di questo libro – che domani sera sarà presentato a Roma al Pitigliani con la presenza di rav Benedetto Carucci Viterbi e il giornalista Corrado Augias – nel far comprendere il significato dell’ebraismo e il valore che in esso assumono sia l’agire concreto sia il confronto più astratto, quello sulle idee. Un libro per capire appieno il senso dell’identità ebraica, sottolineava Shammah. Dell’iniziativa in sinagoga parla poi l’editore di Giuntina Shulim Vogelmann che sottolinea come abbia raccolto “l’interesse del pubblico che oramai ci riconosce come una presenza consolidata all’interno di Bookcity”. Vogelman, nel corso dell’evento – con gli interventi anche di Antonia Arslan e Daniel Fishman – , si è soffermato sul libro La Collina di Assaf Gavron, dedicato alla realtà poco conosciuta degli insediamenti. Grande interesse ha poi suscitato la riflessione del giornalista Oscar Giannino che ha raccontato del suo rapporto con la madre molto cattolica e di come la letteratura ebraica abbia contribuito alla sua personale costruzione di un’indipendenza critica.
Fino a quando la mia stella brillerà è invece l’ultimo scritto della Testimone della Shoah Liliana Segre, presentato nel corso di Bookcity al pubblico a cui è dedicato, quello dei più piccoli: il libro è infatti una testimonianza diretta alle generazioni più giovani del dolore sofferto e delle emozioni provate durante la persecuzione nazifascista.
Lettere, scritti, appunti giovanili, bozze di articoli per la stampa, biglietti e corrispondenza clandestina, ma anche poesie e un disegno. C’è tutto questo in “Mino Steiner. Il dovere dell’antifascismo” (Edizioni Unicopli), la biografia dell’avvocato antifascista deportato prima a Fossoli e poi a Mauthausen a cura del figlio Marco, protagonista a un incontro alla Casa della Memoria insieme a Marzia Luppi, direttrice della Fondazione Fossoli, il vicepresidente della sezione milanese dell’Aned Giuliano Banfi, e moderati da Marzio Zanantoni, direttore delle Edizioni Unicopli. Mino Steiner iniziò la sua attività lavorativa nello studio dell’avvocato antifascista Lelio Basso, poi con l’arrivo degli Alleati in Sicilia venne contattato dai servizi segreti anglo-americani per il comando della prima missione segreta inviata oltre la linea del fronte in Nord-Italia. In un certo senso “fu l’antifascismo ad andare da lui”, ha osservato il figlio, che ha raccontato il percorso di riscoperta dei molti documenti inediti presenti nell’archivio di famiglia. Dai quali, ha fatto notare Banfi, emerge anche l’evoluzione della figura di Steiner, che dall’agiatezza di una vita da giovane della borghesia milanese diventa “un uomo dalla forte determinazione e grande senso del dovere, sia nelle missioni sia nella professione di avvocato”.
Sempre alla Casa della Memoria, altri due personaggi chiave della Resistenza sono stati protagonisti di Bookcity. Si tratta di Norberto Bobbio e Claudio Pavone, il cui libro “Sulla guerra civile” (Bollati Boringhieri), è stato al centro di un incontro con lo storico sociale delle idee David Bidussa, che ne ha curato l’introduzione, Alessandro Colombo, professore di relazioni internazionali all’Università di Milano, Alberto De Bernardi, docente di storia contemporanea all’Università di Bologna, e il collega Giovanni Scirocco dell’Università di Bergamo. Le riflessioni e le testimonianze a due voci di Bobbio e Pavone sulle varie guerre che furono combattute contemporaneamente nella Resistenza – quella patriottica di liberazione dall’esercito tedesco invasore, quella civile contro la dittatura fascista e quella di classe per l’emancipazione sociale – sono analizzate da un punto di vista filosofico dal primo, scomposte da un punto di vista storico dal secondo. Nel corso delle considerazioni sulla loro opera, Bidussa si è soffermato anche su alcune considerazioni di ordine generale sulla storiografia, “che per essere tale deve non solo presentare i fatti con gli occhi del passato ma anche dare degli strumenti alle nuove generazioni che permettano di associare quei fatti con la realtà presente, indagandoli e trasmettendoli con la sensibilità e il linguaggio del nostro tempo”.
(26 ottobre 2015)