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…Turchia

Questa settimana ci si potrebbe soffermare sulle frasi antisemite dell’ex Direttore dell’INPS Mastrapasqua, sulla cui tempra etica già si nutrivano molti dubbi, oppure del Presidente della Federcalcio Tavecchio, su cui ogni parola appare superflua. Ma, ben più peso di queste miserie, hanno le elezioni turche, che hanno visto lo straripante successo di Erdogan. Un’ulteriore prova della debolezza strutturale dell’Unione Europea, che lascia l’OCSE solo a denunciare l’immensa sproporzione di visibilità mediatica dell’Akp, oltre a fortissimi sospetti di brogli.
Ma, superando se stessa, riconosce la netta vittoria di Erdogan, sostenendolo come alleato indispensabile per la crisi dei migranti e lasciando la porta aperta ad un’adesione turca alla Comunità Europea. Le parole sono sempre le stesse: i diritti sono importanti, ma la stabilità anche, il popolo turco ha scelto Erdogan e non sarebbe corretto negare l’esito elettorale e l’ultimo, il classico dei classici, non tutti i popoli sono pronti per la democrazia. Lo stesso argomento che usava Mussolini riferito agli italiani; l’unica differenza è che, invece di Merkel e Schulz, al tempo c’erano Roosvelt, Churchill e De Gaulle.

Davide Assael, ricercatore

(4 novembre 2015)