Il settimanAle – Vittime

alessandro-trevesVittime a Parigi. Vittime a Beirut. Vittime nel Sinai. Vittime ad Ankara. Terribilmente inflazionata per via dello Stato Islamico, la condizione di vittime impotenti è ormai diventata difficile da smerciare al mercato della comunicazione globale. Anche perché comunque di valore deperibile. Tanto più se dozzinalmente contraffatta grattando via il Made in Germany per scriverci a pennarello Made in Palestine. Così la faccia cupa e rancorosa del suo primo ministro, osserva Carolina Landsmann su Haaretz del 5 novembre, con l’aggiunta di una fotografia eloquente, non evoca simpatia per Israele ma solo l’idea di una brutta situazione di stallo. I limiti caratteriali della persona diventano i limiti in cui è rinchiuso l’intero paese.
“Liberatevi della condizione di vittime!” ha esortato con passione Martin Indyk alla conferenza sulla pace a Tel Aviv, come riferisce Danna Harman il 12 novembre. “Non siete vittime” ha detto Indyk, ebreo, per due volte ambasciatore USA in Israele “non lo siete. Avete costruito un bellissimo paese, incredibilmente forte. Avete l’appoggio della nazione più potente del mondo. Non siete più vittime. Siete i costruttori del vostro destino.”
“Ho fatto un esame di coscienza, ma non mi pento di averci almeno provato” ha aggiunto Indyk, che nel 2013 aveva accettato di tornare come inviato speciale del Presidente Obama per promuovere i negoziati di pace, tentativo fallito “l’alternativa era l’assenza di speranza in cui ci troviamo adesso, e che non porta da nessuna parte”.
“Farsi convincere dai propri leader di essere vittime e di dover sempre vivere con la spada in mano vuol dire accettare un futuro senza speranza”.
Non so se Indyk possa aver visto barlumi di speranza nelle parole dei ministri Levin (del Turismo) ed Elkin (dell’Immigrazione) che hanno rappresentato il governo alla conferenza.
Si sarà piuttosto rincuorato con le lettere di David Ben Gurion che presto saranno messe all’asta, come racconta Ofer Aderet il 9 novembre. Indirizzate a Rega Klapholz, di vent’anni più giovane, illustrano una parte dell’intensa vita sentimentale del futuro padre della patria, che negli anni coinvolse Rachel, Doris, Rivka, oltre beninteso alla legittima moglie Paula. Altro che vittima. Bisogna vedere in fondo all’articolo la fotografia del 1935, che ritrae Ben Gurion in costume intero con Paula sulla riva del Mar Morto, e che Paula stessa “regalò” a Rega appena arrivata in Palestina, per ricordarle che il marito era appunto suo marito.

Alessandro Treves, neuroscienziato

(15 novembre 2015)