In ascolto
La musica ferita
I terroristi a Parigi hanno scelto di attaccare una sala concerti e la musica è diventata tragedia.
Quella sera il Bataclan ospitava gli Eagles of Death Metal che, contrariamente a quanto suggerisce il nome, non fanno né heavy né death metal bensì rock americano nel senso classico del termine. Il gruppo è nato nel 1998 con Jesse Hughes e Joss Homme, ha prodotto quattro album e ha all’attivo centinaia di concerti. Quello dell’altra sera è stato di sicuro un incubo che non dimenticheranno mai, ma la musica continua e in qualche modo deve farsi portavoce di un messaggio costruttivo. Per questo in Inghilterra è partita una campagna promozionale per far salire fino al primo posto in classifica la loro cover di Save a Prayer e i Duran Duran, protagonisti del pop anni ’80 che detengono i diritti del brano, hanno già dichiarato che devolveranno tutti i proventi in beneficienza per solidarietà alle vittime dell’attentato.
Gli Eagles of Death Metal, che hanno appena annullato tutte le prossime date compresa quella in Italia, sono molto conosciuti e apprezzati a Parigi e quella sera avevano sotto il palco 1500 spettatori. Un palco sfortunato, già preso di mira nel 2004 in occasione dell’esibizione del cantante hip hop israeliano Subliminal.
Ma la musica non è solo lutto o buoni propositi, la musica può consolare e dare speranza e per questo vorrei dedicare a Parigi una vecchia canzone degli anni ’60 di Jacques Dutronc, chitarrista compositore e cantante francese, simbolo di un’epoca che vede l’ascesa e il successo di chansonnier come Brassens, Brel e Aznavour. L’autore del testo è Jacques Lanzmann, fratello del regista Claude, nipote di Yitzhak che alla fine del 1800 aveva lasciato il suo piccolo shtetl in Bielorussia per raggiungere la Francia e di Yankel, originario di Kichinev, antiquario a Parigi dopo la Prima guerra mondiale. Nel 1943 Jacques entra nella resistenza e dopo la guerra aderisce al partito comunista da cui uscirà nel 1957. Il brano che ho scelto è “Il est cinq heures, Paris s’éveille”, cantato a piena voce nei giorni del maggio francese, perché in quel momento aveva il sapore della lotta ma oggi, ascoltando la dolcezza un po’ malinconica della chitarra e i virtuosismi del flauto traverso, a metà tra la musica classica e le sperimentazioni di Ian Anderson dei Jethro Tull, ci dice che ogni mattina Parigi si risveglia. La vita, impegnata nelle battaglie del ’68 o attanagliata dalla minaccia del terrorismo, continua.
Consiglio d’ascolto: Jacques Dutronc, Paris s’éveille
Maria Teresa Milano
(19 novembre 2015)