Segnalibro – Sfidare il baratro della mente
Book Award a Challenger deep
“Cosa vedi quando chiudi gli occhi?”
“A volte mi sembra di essere nel profondo dell’oceano, nel buio. Grido, ma nessuno mi sente”.
Challenger deep (edito da Harper Collins), premiato in questi giorni con il prestigioso National Book Award americano come miglior libro per ragazzi, è più di un romanzo o un manuale. È una rivoluzione. Firmato da Neal Shusterman, autore originario di Brooklyn proveniente da una famiglia ebraica, è una denuncia sincera contro il silenzio pudico con cui la società avvolge il tema delle malattie mentali.
Racconta la vicenda di Caden Bosch, un brillante studente del liceo che improvvisamente assume comportamenti strani. Imprigionato nell’incomunicabilità del suo male, si sente sprofondare sempre più a fondo, quasi fosse nella Challenger deep, il punto più profondo del nostro pianeta nell’estremità sud della Fossa delle Marianne.
Una questione delicata che Shusterman, autore già assai affermato in America, ha deciso di raccontare perché toccata con mano: Brendan, uno dei suoi quattro figli, alla stessa età del protagonista Caden, ha iniziato a soffrire di disturbi mentali che gli sono stati diagnosticati prima come una depressione psicotica e poi come una schizofrenia. “Tutte etichette – ha sottolineato Shusterman – che non servono a niente”.
Nel ricevere National Book Award, il più importante riconoscimento nel panorama letterario statunitense, l’autore non ha nascosto la propria emozione senza perdere un filo d’ironia: “Ho realizzato il sogno di mio padre. Sono finalmente una star dell’Nba”, ha ironizzato richiamando le iniziali che accomunano il titolo del premio alla lega dei campioni di basket.
Ha poi proseguito: “Un giorno mio figlio ed io abbiamo studiato insieme il Challeger Deep. Mi ricordo che all’epoca pensai fosse un bellissimo titolo per un libro. Sono passati diversi anni e mio figlio Brendan ha iniziato a stare male. Aveva un’ansia che peggiorava sempre più, soffriva di allucinazioni. I medici davano diverse diagnosi e lui si sentiva affondare nella profondità dell’oceano”. Ecco allora che il titolo che era piaciuto a Shusterman si riempì improvvisamente riempito di significato.
“Quando Brendan è stato meglio – spiega – gli ho chiesto se mi avrebbe dato il permesso di scrivere un libro su questo tema e lui ne è stato entusiasta. Quello che è seguito è un processo catartico che ha fatto bene ad entrambi. Proprio per questo voglio che salga sul palco con me”, lo ha richiamato commosso.
La sfida ora è quella di rimuovere lo stigma che condanna le malattie mentali al silenzio, estirpare l’ignoranza che porta a sottovalutare, deridere o isolare le persone che ne soffrono. Farli riemergere dalle viscere dell’oceano. “I bambini che muoiono vengono messi su un piedistallo, i bambini che soffrono di malattie mentali vengono nascosti sotto il tappeto”, scrive l’autore scegliendo parole dure e senza troppi fronzoli.
Cresciuto a Brooklyn in una calorosa famiglia ebraica composta da – racconta – “cibo, senso di colpa, amore, compassione e abilità di essere empatici suddivisi in parti uguali”, il prolifico Neal Shusterman (tra le sue opere, la serie Unwind e la magica trilogia The Skinjacker oltre a diversi titoli per ragazzi pubblicati in Italia dal Battello a vapore) è già proiettato verso il prossimo progetto: una graphic novel sulla Shoah.
Rachel Silvera twitter @rsilveramoked
(26 novembre 2015)