Israele – Massacro di Duma, nuovi arresti
tra le fila dell’estremismo interno

rivlin ospedale -foto di mark neymanLa polizia israeliana e i servizi di intelligence dello Shin Bet hanno arrestato diversi giovani ebrei ritenuti coinvolti nell’attacco incendiario al villaggio palestinese di Duma, dove lo scorso luglio una casa era stata data alle fiamme uccidendo tre persone, tra cui un bambino di 18 mesi. Secondo le autorità, riportano i media israeliani, ci sono “concreti sospetti” che gli arrestati siano legati agli ambienti più estremisti presenti in Israele e siano connessi all’attentato terroristico (nella definizione data dallo stesso governo di Gerusalemme) che ha colpito la famiglia palestinese Dawabsheh il 31 luglio: nell’incendio il figlio più piccolo Ali aveva perso la vita e nei giorni successivi anche il padre e la madre non erano sopravvissuti alle ustioni. Sull’episodio, fermamente condannato dalle istituzioni del paese, sta investigando da tempo la polizia israeliana assieme alla procura di Stato e ai funzionari del ministero di Pubblica sicurezza. I recenti arresti – per ordine del tribunale non si conoscono le identità dei sospettati – arrivano a pochi giorni dalla condanna della Corte distrettuale di Gerusalemme di due minori, entrambi ebrei, ritenuti responsabili dell’omicidio del giovane palestinese Mohammed Abu Khdeir, ucciso nella Capitale nel luglio 2014 (una terza persona, Yosef Haim Ben-David, 31 anni, è in attesa di sentenza avendo richiesto la perizia per infermità mentale). Questi provvedimenti dimostrano l’impegno dell’autorità israeliana a contrastare il “terrorismo ebraico” ed assicurare alla giustizia i colpevoli degli attentati. “Tutto ciò che viene fatto nel caso dei terroristi palestinesi, deve essere applicato anche quando si tratta terroristi ebrei”, aveva dichiarato il ministro della Pubblica sicurezza Gilad Erdan. In quest’ottica, su disposizione del ministro della Difesa Moshe Yaalon, il gabinetto di Sicurezza aveva esteso la possibilità di adottare il fermo amministrativo, generalmente utilizzato dalle autorità per arrestare i palestinesi ritenuti coinvolti in azioni terroristiche e che permette la detenzione in carcere dei sospetti senza un processo e per un periodo di sei mesi, anche agli elementi legati all’estremismo israeliano.
Il fermo, poco dopo l’attentato di Duma, è stato adottato contro tre israeliani tra cui Meir Ettinger, nipote del noto estremista Meir Kahane, arrestato in agosto dalle forze di sicurezza israeliane nella sua casa di Safed. Il motivo, “il suo coinvolgimento in organizzazioni estremiste ebraiche”, hanno fatto sapere dallo Shin Bet e, ancor più, l’accusa di essere a capo di una cellula che pianificava azioni dirette a sovvertire l’ordine dello Stato. Il 24enne nipote del noto rabbino di estrema destra – Kahane predicava l’espulsione degli arabi da Israele e dai territori palestinesi – era da tempo nei radar delle autorità che lo ritengono tra i responsabili dell’incendio doloso di luglio appiccato alla Chiesa della moltiplicazione in Galilea. Negli scorsi mesi invece erano stati arrestati altri sospetti legati all’incendio a Duma della casa della famiglia Dawabsheh, sui cui muri erano state scritte le parole “vendetta” e “lunga vitta al Messia”. Il sito ynet riporta come esempio della complessità delle indagini, le dichiarazioni di un minorenne detenuto dalla polizia che avrebbe affermato di non voler “cooperare con le persone che combattono contro il popolo ebraico e la terra di Israele, persone che rappresentano regole straniere nel nostro Paese”. In riferimento è alle stesse autorità israeliane. In riferimento è alle stesse autorità israeliane. Sugli arresti di questi giorni si è invece espresso Hussein Dawabsheh, nonno di Ali: “Siamo contenti di sapere che le forze di sicurezza hanno arrestato gli assassini di mia figlia, mio genero e mio nipote dopo quattro mesi – ha dichiarato a ynet – Nessuno ci ha aggiornato sull’arresto di sospettati e speriamo che saranno puniti nel modo più severo possibile”.
Nelle scorse ore intanto un terrorista palestinese ha attaccato un araboisraeliano e un soldato di Tsahal nei pressi del chechpoint Hizme, nel nord di Gerusalemme. L’attentatore è stato ucciso e, secondo l’esercito israeliano, faceva parte dell’intelligence palestinese.

Daniel Reichel

(3 dicembre 2015)

(nell’immagine il Presidente di Israele Reuven Rivlin in visita a Ahmed Dawabsheh, il bambino di cinque anni sopravvissuto all’attentato contro la sua casa a Duma)