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coscienza…

Il passaggio da “figli di Israele”, un clan tribale, un circolo comunitario, a popolo dei figli di Israele, collettività responsabile, non avviene attraverso una presa di coscienza, un momento di consapevolezza nazionale. Gli ebrei si rendono conto di essere diventati un popolo perché il Faraone in Esodo 1, 9, per la prima volta, li definisce un popolo. Una definizione che è negativa, persecutoria, ma allo stesso tempo vera. Dovremmo aspettare Moshè e l’orizzonte di liberazione per vedere un popolo, il nostro, che prenderà coscienza di sé. Perché un popolo è forte, quando conosce la propria forza e i propri limiti, i propri orizzonti e i propri confini senza avere bisogno di nessuna voce esterna che gli ricordi che lui è ormai divenuto “forte e numeroso”.

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(1 gennaio 2015)