Qui Roma – Una pietra per non dimenticare
Undici pietre d’ottone, undici nomi, undici storie spezzate. Per la settima volta dal 2010, a Roma vengono apposte delle nuove Stolpersteine, le pietre d’inciampo ideate vent’anni fa dall’artista tedesco Gunter Demnig per mantenere viva la Memoria e restituire l’identità alle vittime delle persecuzioni nazifasciste.
Un inciampo necessario per portare nella quotidianità il ricordo. Apposte fuori dalle abitazioni dei deportati, le pietre recano il nome, l’età, la data e il luogo di deportazione e, si si conosce, l’anno della morte.
Curata dall’animatrice del progetto Arte in Memoria Adachiara Zevi e patrocinata da Municipio Roma I Centro, Municipio II, Municipio VII e Municipio XIII, con il sostegno dell’ambasciata di Germania e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, l’iniziativa ha anche il patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Roma.
“Dal 2010 – ha spiegato Adachiara Zevi, di fronte all’abitazione di Arrigo Tedeschi, al quale è dedicata una delle ultime pietre d’inciampo – abbiamo posizionato a Roma oltre 230 pietre. Il progetto di Demnig però supera i confini e ha costituito una vera e propria mappa europea della Memoria raggiungendo un totale di 56000 Stolpersteine nelle diverse città”. “Quello che apprezzo di questa iniziativa – ha proseguito Zevi – è che ci troviamo davanti a un monumento diffuso e antigerarchico che crea il luogo della Memoria più piccolo che esista. Un monumento mai concluso che cerca di ridare l’identità a oltre 10 milioni di vittime delle persecuzioni”.
“Siamo lieti di ospitare un momento importante come questo – ha aggiunto Giuseppe Gerace, presidente del Municipio di Roma II – Una volta una persona più saggia di me ha detto che la cultura è l’unico elemento che se viene diviso aumenta la sua potenza anziché diminuirla. Quello di oggi è un simbolico ritorno a casa per tutte le vittime di un evento che non dovrà ripetersi mai più”.
A portare il saluto del presidente della Regione Nicola Zingaretti, la consigliera Maria Teresa Petrangolini: “Ho avuto la fortuna – ha detto Petrangolini – di partecipare al viaggio organizzato ogni anno per gli studenti ad Auschwitz e mi è capitato di ascoltare una domanda a un Testimone al quale è stato chiesto come si fosse comportata la città di Roma durante la Shoah. Il Testimone ha risposto che effettivamente molti cittadini nascosero i perseguitati ma numerosi furono anche dei delatori che denunciarono i loro amici, i loro vicini di casa: questa responsabilità è qualcosa che non dobbiamo mai dimenticare”.
L’Ambasciatore tedesco Susanne Wasum-Rainer ha aggiunto: “La pietra che installiamo in memoria di Arrigo Tedeschi è particolarmente simbolica perché si trova a pochi passi dall’ex sede dell’ambasciata di Germania. È necessario avere la possibilità di inciampare letteralmente nella Memoria ed è commovente che all’evento di oggi siano presenti così tanti giovani”.
Ma chi era Arrigo Tedeschi e quale è stata la sua storia? A raccontarlo commossa è la nuora Annamaria che si è impegnata per tenerne vivo il ricordo: “Arrigo Tedeschi era un ingegnere originario di Ferrara – ha spiegato – Quando arrivarono i nazisti a prelevarlo riuscì prima a far passare dalle scale di servizio la moglie e il figlio poi però tornò indietro e a quel punto venne arrestato”. “Ci rimangono alcune sue lettere inviate al figlio più grande – ha ricordato la nuora – che studiava in Svizzera nelle quali si deduce come non si aspettasse assolutamente quello al quale sarebbe andato incontro. Salito sul convoglio che lo avrebbe portato ad Auschwitz, da dove non avrebbe mai fatto ritorno, fece scivolare un bigliettino all’altezza della sua Ferrara nel quale spiegava alla famiglia che stava bene e mandava la sua benedizione”.
Ad essere depositari dell’eredità di Tedeschi, i ragazzi delle scuole Fratelli Bandiera, Alfieri, Giulio Cesare, Montessori che hanno letto stralci delle sue lettere.
Le altre dieci Stolpersteine apposte oggi sono dedicate rispettivamente a Giulio Sacripanti, Alfredo Sansolini, Marcello, Maurizio e Umberto Mendes, Adolfo Sansolini, Pacifico Livoli, Enrico David Di Veroli, Donato Piazza e Enrica Tagliacozzo e si aggiungono alle altre 226 disseminate per la capitale.
A promuovere l’evento anche l’Aned (Associazione Nazionale ex Deportati); l’Anei (Associazione Nazionale ex Internati); la Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane di Italia; la Fondazione Cdec (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), l’Irsifar (Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza); il Museo Storico della Liberazione in collaborazione con le Biblioteche di Roma.
Rachel Silvera twitter @rsilveramoked
Nell’immagine, Demnig mostra la pietra in ricordo di Arrigo Tedeschi (deportato il 16 ottobre 1943) fuori dalla sua abitazione in via Po 42.
(11 gennaio 2015)