… famiglia

E se prendessimo atto semplicemente che ci sono coppie di persone che si amano, e che queste coppie hanno diritto ad avere una famiglia e a godere delle protezioni sociali più comunemente concesse dallo Stato? E se trovassimo il coraggio di dire che questo dato di fatto, che attualmente si manifesta a prescindere dalla legge, non solo non è la maggior minaccia per la nostra società, ma semplicemente non è una minaccia ma solo un dato di fatto, che merita un intervento di regolamentazione legislativa? In gioco c’è uno dei principi fondamentali su cui diciamo di fondare le nostre democrazie. Non c’è dubbio che l’istituto famigliare sia in crisi. Lo è però da molti secoli, e le minacce che lo vanno a colpire provengono a ben guardare più dall’interno stesso della famiglia, o alla scarsa attenzione dello Stato, che non da esperienze estranee alla dinamica tradizionale. Vogliamo marciare per difendere la famiglia? Bene, allora che le parole d’ordine siano “più asili e scuole materne”, “no alla violenza fra le mura domestiche, da punire con aggravanti”, “si alle agevolazioni fiscali per le giovani coppie”, “attivazione di programmi per l’educazione alla genitorialità”. Se – al contrario – la famiglia diventa solo una bandiera con la quale rappresentare una società gerarchica (come quella che in fondo avevano in mente i padri fondatori della nostra costituzione), allora quella non è la famiglia per la quale sono disponibile a marciare. Le leggi che regolamentano la vita di una società sono efficaci se la sanno proteggere e interpretare nelle sue trasformazioni storiche. Se così non è, ci si avvia verso una società di tipo repressivo e alla lunga autoritario. È questo uno dei motivi per cui i discorsi retorici hanno le gambe corte; chi partecipa a manifestazioni per la Memoria della Shoah e degli stermini, magari denunciando il massacro dei “triangoli viola” – gli omosessuali deportati e uccisi ad Auschwitz – e poi si oppone a qualsiasi elaborazione di normative che trattino con cognizione di causa la cosiddetta questione “gender”, fa sostanzialmente della retorica vuota di cui nessuno sente il bisogno.

Gadi Luzzatto Voghera, storico

(22 gennaio 2016)

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