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Dopo la sentenza della Corte USA – “Giusto separare Stato e religione”

avi weissLa Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che le coppie di persone dello stesso sesso possono sposarsi secondo la legge civile degli Stati Uniti. Io appoggio questa decisione.
Il mio appoggio potrebbe sembrare sorprendente, perché sono un rabbino ortodosso. Non celebro né partecipo a matrimoni tra persone dello stesso sesso, in quanto andrebbe contro ai miei obblighi religiosi.
Tuttavia la sentenza della Corte si occupa di legge civile, non di legge religiosa. Come forte sostenitore della separazione tra Stato e Chiesa, ritengo che la religione non debba dettare la legge del paese.
Né la legge del paese dovrebbe criminalizzare il mio rifiuto di celebrare matrimoni gay. E davvero, nei quasi cinquant’anni in cui ho fatto parte del rabbinato, nessuna legge civile mi ha costretto a celebrare alcun matrimonio o rito religioso che vada contro le mie convinzioni.

Sbiadire il confine tra Chiesa e Stato mette in pericolo la libertà di religione. Le minoranze religiose potrebbero diventare in particolar modo vulnerabili al potere più grande della maggioranza religiosa, che potrebbe dare forma e influenzare le decisioni dei tribunali civili. Quale sarebbe, per esempio, la reazione della Comunità ebraica se la Corte suprema obbligasse gli studenti a dichiarare la propria fedeltà a Gesù nelle scuole pubbliche?

Molti dei miei correligionari ortodossi ovviamente comprendono questo pericolo, eppure insistono che l’omosessualità sia così perversa che debba superare il principio della separazione tra Chiesa e Stato, perché minaccia il tessuto morale della nostra società.

A ciò io mi oppongo strenuamente. Nel corso degli anni, ho incontrato innumerevoli persone e coppie gay che vivono vite esemplari e di amore. Conosco questa situazione in prima persona, perché alcuni di loro sono frequentatori della mia sinagoga. Ovviamente ci sono anche persone gay che vivono vite non-etiche. Ma questo è un riflesso della loro condizione umana, non del loro orientamento sessuale. Lo stesso vale per gli eterosessuali.

Non ho sempre visto le cose in questo modo. Crescendo, mi è stato insegnato che la Bibbia considera l’omosessualità un abominio. Questo termine è la più comune traduzione della parola “to’evah”, usato dalla Bibbia per proibire il rapporto sessuale omosessuale. “To’evah” tuttavia, è un termine biblico, privo di esatto equivalente. Il Talmud lo interpreta come composto da tre parole, “to’eh atah bah”, “tu ti sei smarrito”, nell’intraprendere questo tipo di relazione. Un’interpretazione ben lontana dall’abominio.

Comunque, come ebreo ortodosso, mi sottopongo alla proibizione biblica. Ma come rabbino ortodosso progressista, mi rifiuto di respingere un individuo che cerca di vivere una vita di amore tra persone dello stesso sesso. Se accolgo a braccia aperte chi non osserva Shabbat, la casherut o le leggi riguardanti la purità familiare, allo stesso modo e ancora di più devo accogliere ebrei omosessuali, nati con questo orientamento. Infatti, molte improprietà di comportamento eterosessuale sono chiamate to’evah, così come la violazione di leggi che si collocano completamente al di fuori della sfera sessuale, come imbrogliare negli affari. Distinguere l’omosessualità da altre proibizioni bibliche è ingiusto e sa di doppio standard.

Ho sempre creduto che il banco di prova per una comunità non è il modo in cui raggiunge i più potenti, ma invece i più vulnerabili, coloro che – come la comunità gay – soffrono di discriminazione. Ne consegue che come ebrei ortodossi, abbiamo la responsabilità di essere più pieni di amore, più accoglienti nei confronti della comunità gay ortodossa in generale – dando loro il benvenuto nelle nostre sinagoghe, e ai loro bambini nelle nostre scuole. Questo approccio è stato delineato nella coraggiosa presa di posizione scritta da rav Nati Helfgot nel 2010.

Dopo aver firmato questo documento insieme a numerosi rabbini e leader comunitari, ho ricevuto due chiamate da colleghi rabbini ortodossi. “Abbiamo un figlio/una figlia che è gay”, mi hanno detto. “Anche se non abbiamo potuto firmare, perché temevamo di essere ostracizzati dalle nostre comunità e organizzazioni rabbiniche, hai la nostra benedizione, perché sappiamo che rav Helfgot insegna nella tua yeshivah, Yeshivat Chovevei Torah. Coloro che hanno firmato il documento hanno salvato nostro figlio. Hanno salvato la nostra famiglia. Hanno salvato noi”.

Anche io recitai una benedizione silenziosa, la benedizione che forse un giorno queste persone non avranno più paura, e che i loro figli saranno abbracciati e amati.

Sono questioni facili? No.

Sicuramente il ruolo dell’omosessualità nella comunità ortodossa è un tema che deve essere considerato in modo approfondito, discusso e valutato. Dobbiamo portare una pluralità di voci al tavolo, in quanto dinamiche complesse richiedono una conversazione ragionata, sensibile e saggia.

Ma una cosa è certa: questa decisione della Corte suprema, che ha il mandato di separare religione e stato, di essere campione delle libertà civili di ogni americano, a prescindere da fede, credo, razza, o orientamento sessuale, è la decisione che questo rabbino ortodosso appoggia.

Avi Weiss, rabbino