Qui Torino – Sei artisti, una matrice comune

torino oggiAllo Spazio Don Chisciotte nel cuore di Torino si inaugura la mostra Identità Ebraica promossa dalla Fondazione Bottari Lattes in occasione degli eventi legati al Giorno della Memoria. Un’esposizione di dipinti che mette insieme sei importanti pittori italiani del Novecento, ognuno caratterizzato da una propria sensibilità e da un personale percorso stilistico, oltre che esperienziale. Ciò che li accomuna però è una certa identità ebraica, alcuni si definiscono ebrei laici, altri non si definiscono. Ulteriore punto d’incontro è sicuramente la città di Torino, luogo di vita oltre che di nascita. Si tratta di Ugo Malvano (1878-1952), nato da una famiglia dell’alta borghesia ebraica, che già da giovanissimo inizia a dipingere. Espone a Torino, Milano, Parigi. Proprio in Francia si appassiona a Cézanne, al suo stile e alla sua etica. Carlo Levi (1902-1975), pittore di stampo espressionista e scrittore italiano, noto ai più per la sua opera letteraria Cristo si è fermato a Eboli. Dario Treves (1907-1978), personalità attiva della vita culturale torinese fino alle Leggi Razziste, che lo vedono costretto a scappare negli Stati Uniti, dove aprirà una scuola di pittura. Rientrerà a Torino solo nel 1947. Paola Levi Montalcini ( 1909-2000), sorella gemella di Rita, inizia la sua esperienza come pittrice nello studio di Casorati, sempre alla ricerca di un proprio stile che la portano a continue sperimentazioni. Mario Lattes (1923-2001), che dà il nome alla stessa Fondazione promotrice della mostra. Pittore, scrittore, Editore. Una personalità eclettica, in costante ridefinizione e crescita. È stata recentemente pubblicata (27 gennaio 2015) dopo un iter complesso e turbolento la tesi di laura dello stesso Lattes, che rappresenta il più completo e ampio saggio sul Ghetto di Varsavia scritto da un autore italiano. Infine Stefano Levi della Torre, nato a Torino nel 1942, docente dalla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Ebreo di origine, laico di temperamento, attivo negli ambienti comunitari milanesi. Autore di saggi sui temi della diaspora, del sionismo, della fede.
Il catalogo della mostra si apre con un titolo un po’ provocatorio, “Ma c’è qualcosa di ebraico in questa pittura?”, nodo centrale del dialogo tra Marco Vallora e lo stesso Stefano Levi della Torre che in una fitta intervista analizza, discute, celebra, il binomio quasi perfetto pittore-ebreo. Levi della Torre è scettico rispetto a questa etichetta, che un po’ appiattisce quella che in realtà è una dialettica in continuo divenire, anche perché ciascun artista ha avuto e continua ad avere un proprio modo di sentirsi ebreo e di condensare questo sentimento su tela.
All’inaugurazione sono intervenuti Caterina Bottari Lattes, presidente dell’omonima Fondazione; Adolfo Ivaldi, vicepresidente; lo stesso Levi della Torre, che parla di pittori che hanno fatto dell’ebraismo lo sfondo delle loro tele, alcune contraddistinte da un’eco di trasgressione.

Alice Fubini

(29 gennaio 2016)

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