Israele alla Francia “Ultimatum sui negoziati
controproducente e inaccettabile”
Riavviare i colloqui di pace e, se non dovessero portare a nulla, Parigi riconoscerà lo Stato palestinese. Questa l’idea di Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese, che ha recentemente lanciato la proposta di organizzare una conferenza internazionale con la presenza di israeliani e palestinesi, assieme a Stati Uniti, Unione Europea e Paesi Arabi, per riavviare i colloqui di pace tra le parti. Fabius (nell’immagine) ha proseguito affermando che, in caso di fallimento delle trattative, la Francia procederebbe con il riconoscimento dello Stato palestinese. Nel corso della riunione di gabinetto di inizio settimana, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la proposta francese “un incentivo per i palestinesi per venire alla conferenza internazionale e non fare nessun compromesso”. “La nostra posizione è chiara – ha proseguito Netanyahu – vogliamo avviare negoziati diretti senza precondizioni o scadenze”. Per il primo ministro ogni ultimatum è da rispedire al mittente e, una soluzione che non preveda colloqui diretti non può che essere controproducente. Anche gli Stati Uniti, attraverso i suoi canali diplomatici, ha fatto sapere che la strada per la pace deve prevedere i negoziati.
Mentre la Francia cerca di fare pressione su Israele sul fronte dei colloqui, dal Medio Oriente arrivano notizie di nuovi attacchi terroristici palestinesi. Nelle scorse ore a Beit El, in Cisgiordania un attentatore ha aperto il fuoco contro un posto di blocco israeliano. Tre i soldati feriti, di cui due in condizioni gravi. L’attentatore, il trentacinquenne Amjad Sakari, era membro delle forze di sicurezza dell’Autorità palestinese e lavorava come guardia del corpo per la procura di Ramallah. Ancora una volta dai social network il segnale dell’imminente violenza. “Ci sono cose in questa terra per cui vale vivere la vita – aveva scritto l’attentatore due ore prima di aprire il fuoco sui soldati israeliani – Eppure, sfortunatamente, non vedo il valore di vivere sotto occupazione, che ci soffoca e uccide i nostri fratelli e le nostre sorelle. Per favore Allah, abbi pietà dei nostri martiri, cura i nostri feriti e rompi i legami dei nostri prigionieri”.
d.r.
(31 gennaio 2016)