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Setirot – L’Islam italiano

jesurumIslam europeo, ancora. Perché a mio avviso questo è un tema dirimente che non va lasciato “raffreddare” nel modo più assoluto. Una questione, se così si può dire, vitale. Piccoli passi, importanti, ce ne sono stati e ce ne sono. Non bastano. Innanzitutto serve più coraggio, maggiore impegno da parte della galassia musulmana europea e italiana in particolare. Maggiore impegno da parte nostra ad affrontare il problema (dove “nostra” è detto in senso generale: anche ebraica, certamente non soltanto ebraica). Sì, c’è la serata torinese organizzata dal Gruppo di Studi ebraici con la Fondazione East West Diwan in ricordo dei Giusti dell’Islam, uomini e donne che rischiarono la vita per salvare gli ebrei perseguitati nella Francia e nel Maghreb occupati dai nazisti e che sono stati riconosciuti dallo Yad Vashem. Sì, c’è l’imam di Trieste Nader Akkad che parla pubblicamente di “fratelli ebrei” e condanna le stragi. Ci sono i numerosi incontri inter-religiosi, le azioni comuni, i momenti di studio e confronto. Ma continua a mancare il “grande scandalo”. L’Islam italiano ha bisogno di qualcuno che abbia la lucidità e l’onestà intellettuale e la forza di dire che se gli assassini fanno stragi, sgozzano, violentano donne, predicano la guerra santa invocando Allah e il suo Profeta, ciò non può essere pura casualità. Affermino a voce ancora più alta che quell’orrore non è un atto di santità bensì di sacrilegio; ammettano e denuncino che tra Califfato e Islam qualche legame esiste – distorto, erroneamente interpretato quanto si vuole, però c’è. Così come noi abbiamo il dovere di ammettere e di denunciare che sono troppi coloro che sulla paura e sulla ignoranza costruiscono odio e neorazzismi. Imparino a credere, i musulmani italiani, nella trasparenza, mostrino che al loro interno non c’è nulla da nascondere. Seguano la via tracciata, per esempio, dai loro fratelli inglesi. È vero che nel Regno Unito vivono tre milioni di musulmani (circa il 5% della popolazione) che pregano in circa 1750 moschee (noi siamo sempre in attesa che Milano riesca ad averne una degna di questo nome), però resta il gesto esemplare di oltre novanta luoghi islamici di preghiera tra cui quelli di Londra, Birmingham, Manchester, Leeds, Glasgow, Cardiff e Belfast che hanno deciso da tempo di aprire le porte con lo slogan “spiegare la fede al di là dei titoloni ostili dei giornali”.

Stefano Jesurum

(11 febbraio 2016)