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JCiak – La grande notte del cinema
Oscar, the Big (Jewish) Night

Oscar2016_Palcoscenico_CerimoniaPremiazione È arrivato il gran giorno, anzi la grande notte. Quella in cui si saprà se Leonardo Di Caprio si porterà finalmente a casa il tanto annunciato ma sempre solo sfiorato Oscar. Se questo è senza dubbio il tema più discusso, la cerimonia di consegna degli Academy Awards 2016, che si svolgerà questa sera a Los Angeles – o per i coraggiosi che vorranno seguirla da questo continente, a notte fonda – dall’annuncio delle nomination ha aperto vari dibattiti, vecchi e nuovi. C’è chi ha protestato per degli #Oscarssowhite, denunciando l’assenza di candidati neri per il secondo anno di fila come una forma di discriminazione, con la creazione di un hashtag ad hoc. Qualcuno ha fatto pronostici sui vincitori delle statuette, qualcuno sugli outfit da red carpet, qualcun altro sulle coppie che faranno (o non faranno) capolino. E infine come ogni anno il Jewish pride ha preso il sopravvento, e ci si è addentrati alla scoperta delle tracce ebraiche di questa notte sberluccicante.
A parte il tanto chiacchierato regalo per i candidati ai vari premi, che comprende un lussuoso viaggio in Israele, per parlare di sostanza si può partire sicuramente da Il figlio di Saul, la storia straziante di un sonderkommando raccontata dall’ungherese Laszlo Nemes, che ha già vinto a Cannes e ai Golden Globes, ed è dato come favoritissimo per la statuetta di miglior film straniero. Meno conosciuta è la storia dell’attore che recita il ruolo del protagonista, che a sua volta somiglia alla trama di un film d’autore, certo di un tenore un po’ diverso. Geza Rohrig, 48 anni, era un orfano a Budapest quando è stato adottato da una famiglia ebraica, ed è diventato osservante all’età di 21 anni quando studiava in una yeshivah di Gerusalemme. Ha poi proseguito gli studi religiosi a New York, lavorato come maestro d’asilo, scritto poesie, ma la svolta nella sua vita è avvenuta quando ha incontrato Nemes in una casa newyorchese di amici in comune. E già lì il regista gli ha proposto una parte, che lui ha accettato – e il resto è storia.
A descrivere le cicatrici della Shoah è stato poi anche Adam Benzine, giornalista documentarista britannico il quale, stupitosi ancora nel 2010 che nessuno avesse ancora fatto un film su Shoah, il documentario di nove ore che racconta la tragedia attraverso la voce dei Testimoni a cura di Claude Lanzmann, ha deciso di farlo lui stesso. Il risultato è Claude Lanzmann: Spectres of the Shoah, il suo primo lavoro già nominato come miglior corto documentario. E nella sezione dedicata ai documentari compare anche Amy, il film di Asif Kapadia dedicato alla vita della giovane cantante britannica, morta di overdose a soli ventisette anni.
Passando alle nomination come miglior film, fa subito scena il nome di Steven Spielberg, con Il ponte delle spie, ma il vero elemento di novità è Il caso Spotlight (con sei nomination). Il film, diretto da Thomas McCarthy, racconta la storia del team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Un’inchiesta che sarà premiata col Premio Pulitzer. A interpretare il ruolo di Marty Baron, a capo dell’indagine, la star ebrea Liev Schreiber. Il co-autore Josh Singer, ha detto che in molti gli hanno chiesto perché la pellicola si concentri tanto sull’ebraicità di Baron. “Beh, perché Boston ci si era focalizzata”, la sua risposta riportata dal Jewish Journal. Dal canto suo Baron, che ha speso molte parole di lode per la performance di Schreiber, su di sé ha scherzato in un’intervista rilasciata l’anno scorso a Variety: “Un eroe ebreo, il primo della storia!”. Ancora come miglior film si trova infine Room, tratto dal romanzo di Emma Donoghue, che racconta la storia di una madre single e suo figlio imprigionati in una stanza. Quando il regista Lenny Abrahamson l’ha letto ha subito capito di volerne dirigere la versione cinematografica, e di lui l’autrice del libro ha detto: “Lenny ha capito completamente il libro e non si è fatto spaventare dai suoi aspetti più insoliti”. E anche lui con il Jewish Journal ha scherzato sulla sua nuova fama, affermando di essere “il terzo ebreo irlandese più famoso di sempre”, preceduto solo da Chaim Herzog e Leopold Bloom, il personaggio dell’Ulisse di James Joyce.
Passando alle interpretazioni, quella che fa più parlare di sé è quella di Jennifer Jason Leigh, candidata come miglior attrice non protagonista per The Hateful Eight di Quentin Tarantino. Il chiacchiericcio è dovuto sicuramente alla sua bravura, ma anche alla sua storia personale che sa di rivalsa contro il fato avverso. Il suo anno era stato il 2010, quando aveva appena avuto un figlio dall’attore, anche lui ebreo, Noah Baumbach, e con lui aveva scritto e recitato nel film Lo stravagante mondo di Greenberg, che l’ha portata alle luci della ribalta. Ma solo sette mesi dopo, era già sulla strada per un lungo divorzio, conclusosi solo nel 2013, durante il quale Baumbach era diventato un tema caldo per la sua nuova, giovane fiamma Greta Gerwig. A seguito di quell’esperienza traumatica, Jennifer aveva deciso di mettere una pietra sopra oltre che all’ex marito anche alla recitazione: “Sentivo che una porta si era chiusa e mi stava bene, pensavo solo che fosse stata una bella avventura e basta”, ha raccontato in seguito. Ma ora torna in grande spolvero nel film di Tarantino, e prestando la sua voce per il film d’animazione Anomalisa, di Charlie Kaufman e Duke Johnson, candidato come miglior film della categoria.
Infine, c’è da segnalare anche qualche nome di chi non è in lizza per la preziosa statuetta, ma la terrà comunque in mano per qualche secondo – al fine di consegnarla al legittimo vincitore. Sullo splendido e abbagliante palco tutto d’oro ispirato al glam della Hollywood degli anni 70 (nell’immagine) si alterneranno tra gli altri il regista J.J. Abrams, il folle Sacha Baron Cohen, e gli attori Jason Segel e Sarah Silverman, a pronunciare la famosa formuletta, “and the Oscar goes to”… La risposta questa notte, ma se uno di loro dirà “Leonardo Di Caprio!” di certo rimarrà nella storia.

Francesca Matalon twitter @fmatalonmoked

(28 febbraio 2015)