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Chat

Francesco Moisés Bassano“In futuro parleremo soltanto via chat”. No, non è la trama di un romanzo distopico, è, secondo quanto scrive in un titolo la Repubblica, una predizione di Mark Zuckerberg. Una fortuna per Umberto Eco non essere sopravvissuto fino a questi giorni per poter leggere questa affermazione, il mio caro professore di Filosofia, asseriva per esempio che “la chat è un attentato all’intelligenza umana”.
Il titolo è comunque fuorviante e come al solito sensazionalistico, prodotto più che altro da una risposta alla domanda dell’intervistatore del Die Welt am Sonntag, dal quale l’articolo è stato tratto. Pignolerie a parte, il vero tema delle predizioni di Zuckerberg, è l’Intelligenza Artificiale, il ‘tormentone’ di numerosi informatici e amanti dilettanti o meno delle tecnologie, che si ergono spesso a profeti del mondo che verrà (o che stanno costruendo). Come sappiamo il Talmud insegna che dopo la distruzione del Tempio, lo spirito della profezia sia passata ai pazzi e ai bambini; mi sfugge sinceramente a quale delle due categorie appartenga Zuckerberg. Ma sintetizzando il mondo che egli descrive, sarà in ogni caso, ottimisticamente fondato su realtà virtuale e macchine robotizzate che serviranno l’uomo, con la conseguenza che grazie a ciò “riusciremo a curare sempre più malattie”.
Beh, niente di nuovo, è quello che dicono un po’ tutti, le teorie sulla singolarità di Raymond Kurzweil sono decisamente più inquietanti! Un altro articolo analogo dell’Huffington Post, titolava per esempio “La conoscenza verrà caricata direttamente nel cervello”, poi in realtà trattava più che altro di stimolazione cerebrale tramite elettrodi, altre sottigliezze.
In sintesi, sommando queste previsioni, l’umanità in un futuro indeterminato diventerà sempre più iper-tecnologica se non addirittura post-umana.
Le recenti sfide etiche, ne portano in grembo altre, un giorno probabilmente i genitori di un nascituro potranno anche predefinire i caratteri genetici che desidereranno nel proprio bambino, sicuramente partendo dall’intento di sfavorire l’insorgere di malattie o malformazioni. Si tratta di eugenetica? La vita potrebbe essere poi prolungata artificialmente, le condizioni atmosferiche potrebbero diventare in qualche modo controllate così da evitare i grandi cataclismi. Non è questione di essere apocalittici, si tratta soltanto di annunciare un mondo non più delegato al fato o alla natura e al suo già alterato equilibrio, ma con i suoi pro e i suoi contro, interamente nelle mani dell’uomo.
Il problema in realtà è un altro, con la consolidata specializzazione e divisione del lavoro, il tecno-scienziato crea il proprio ‘pezzo’ o la propria innovazione che poi verrà immessa liberamente sul mercato, difficilmente sarà affiancato però nella fase ideativa e produttiva da qualcuno in grado di prevedere gli effetti collaterali di esso sulla società o le variabili della stessa. Ciò rende allora vana qualunque profezia sull’avvenire. “Una scienza sul nulla” come si espresse a tal proposito Zygmunt Bauman. Considerando poi, che come per Maurice Halbwachs i ricordi, e quindi il passato, sarebbero “una ricostruzione sempre orientata sul presente”, così lo sono anche le nostre previsioni sul domani.
Soprattutto, citando Pier Paolo Pasolini, “il futuro dell’uomo non si svolge meccanicamente. Il futuro è prevedibile, la storia no. […] sempre sfuggirà la fluidità storica del futuro. Essa non si lascia esprimere”.

Francesco Moises Bassano

(4 marzo 2016)