Qui Torino – La storia di Sergio Valabrega La salvezza trovata in montagna
Salire sulle montagne per nascondersi dai rastrellamenti e dalla persecuzione mentre la tua Torino è ferita dai continui bombardamenti. Rendersi invisibili all’occhio nazifascista per riuscire a salvarsi la vita. È quanto fu costretto a fare Sergio Valabrega, assieme alla sua famiglia negli anni della guerra. Alla sua memoria l’Asset, Associazione ex allievi e amici della Scuola di Torino, ha voluto dedicare una serata, nel corso della quale è stato presentato il libro Tra i denti dello squalo, scritto dal figlio di Sergio, Alessandro. Ad aprire l’incontro il coro Zemer, di cui Valabrega faceva parte e i ragazzi dell’Hashomer Hatzair, di cui fu pioniere.
A dialogare con l’autore, David Terracini, che intervistò Sergio per il Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, in quanto scampato alla Shoah. Per Terracini il libro del figlio Alessandro è “un’autobiografia simulata”. Il libro, ha spiegato poi l’autore, nasce dalla raccolta di numerosi scritti e racconti orali del padre, che più volte aveva espresso il desiderio, nonché l’esigenza, di lasciare una traccia delle sue memorie della guerra alla nipote Elena di appena sei anni.
La sua vicenda familiare ha inizio nel novembre 1942. I continui bombardamenti sulla città di Torino e la necessità di mantenere nascosta la propria identità ebraica, costrinsero la famiglia e Sergio, allora bambino, ad abbandonare tutto e a nascondersi nelle montagne della Val di Susa, poco sopra Rivoli. Questa scelta salvò la vita dei Valabrega. L’unica cosa da fare era mimetizzarsi perfettamente con i montanari, rendersi invisibili, come racconta il libro: “Ancora oggi non me lo so spiegare, forse il sentirci invisibili […] fu il modo migliore per renderci davvero invisibili”. L’autore narra le vicende in prima persona. La scelta è legata alla volontà di immedesimarsi più a fondo nella figura del padre e lo fa con un “ io bambino”. Tra i denti dello squalo è la raccolta romanzata di più racconti in cui la famiglia e Sergio si sono salvati davvero per il rotto della cuffia, spiega l’autore. Sono passati tra le maglie del caso e della fortuna, e a questo fa riferimento il titolo: sono passati tra i denti dello squalo, senza subire ferite gravi, seppur non si esca mai completamente indenni da un’esperienza simile. Anche se all’apparenza rimane solo un graffio.
Alice Fubini
(11 marz0 2016)