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Qui Torino – Nel nome di Emanuele Artom

aliceNon c’è futuro senza memoria. Questo lo striscione simbolo della marcia in ricordo di Emanuele Artom, giovane intellettuale, trucidato perché ebreo e perché membro della Resistenza. Cartelli blu con i nomi dei campi di concentramento di Buchenwald, Auschwitz e molti altri fanno capolino tra il corteo costituito per la maggior parte da giovani. L’iniziativa è stata promossa per il quinto anno dalla Comunità ebraica di Torino assieme alla Comunità di Sant’Egidio e la Città di Torino. La marcia, immersa in un silenzio denso di significati, è partita dal binario 17 della Stazione Porta Nuova, da dove partirono i treni per i campi, per poi giungere in piazzetta Primo Levi, passando davanti alla scuola ebraica, che porta il nome dello stesso Artom. La marcia silenziosa termina con la musica e le parole cantate dai bambini della scuola davanti all’entrata del Tempio. Molte le autorità che hanno preso parte a questa iniziativa: il sindaco Piero Fassino; Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica torinese; Daniela Sironi, presidente della Comunità di Sant’Egidio; Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio regionale; Claudia De Benedetti, consigliere UCEI; il rabbino capo Ariel Di Porto, i rappresentanti delle Comunità ebraiche di Vercelli e di Casale Monferrato, il presidente della Circoscrizione 8 Mario Cornelio Levi e 
Cesare Alvazzi Del Frate, vicepresidente dell’ANPI provinciale. Tra i molti giovani presenti anche gli studenti della scuola media Calamandrei, Nievo-Matteotti, dell’Istituto Giulio e del liceo musicale Cavour.
Interviene il sindaco per ricordarci il dovere di trasmettere la memoria contro il rischio dell’oblio “perché il decorrere del tempo sfuma il ricordo”. L’impegno è quello di trasmettere memoria alle generazioni di oggi per piena consapevolezza di quella tragedia. “L’umanità però questa consapevolezza non l’ha ancora interiorizzata. L’Europa non è ancora vaccinata. Numerosi sono gli stati funestati dalla violenza cieca del terrorismo. “Dobbiamo dire no al clima di paura e di panico”, conclude Fassino. “Abbiamo il dovere di reagire a tutto questo e oggi siamo qui a ricordarlo a noi e a tutti”. La voce viene data ad Emanuele Artom: alcune pagine tratte dai suoi diari vengono lette dagli studenti della scuola ebraica (che porta il suo nome). Segue una sonata di violoncello. E seguono le parole del presidente Disegni:”Dobbiamo fare nostra la figura di Artom e con lui i suoi/nostri valori”. “La lotta di Artom è stata fatta per salvare il senso del vivere civile”. Oggi il tema è quello della scelta: scelta che lo stesso Emanuele ha fatto dopo l’otto settembre, diventando un partigiano.
 Ad intervenire anche Sironi, che parla delle guerre che abbiamo vicino e delle immagini dei profughi che a loro volta oggi ci chiedono di fare una scelta. “Alcune parole sono alla base della scelta di Artom, che dobbiamo fare nostre: vittime e non vincitori. Scelta di essere dalla parte di chi soffre e non di chi vince. Parola e non armi, come strumento del cambiamento. Infine la solidarietà preventiva per essere uniti di fronte al futuro”. Voci, canti musica hanno accompagnato il ricordo di Emanuele. Protagonisti i più piccoli, le nuove generazioni, a cui passa il compito di tenere viva la memoria di ieri e di oggi.  

Alice Fubini

(22 marzo 2016)