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Piccole start-up crescono: la fine del nanismo high tech

aviram levy 2Quando nel 2013 l’applicazione Waze era stata venduta dai fondatori israeliani al colosso Google per oltre un miliardo di dollari, la reazione dei commentatori era stata ambivalente: da un lato l’orgoglio per avere creato dal nulla un “gioiello” di inestimabile valore commerciale, dall’altro il dispiacere per l’ennesima “uscita precoce” (exit) di imprenditori israeliani dalle loro aziende nel settore high tech: in altre parole, fino a pochi anni fa il “nanismo” del settore high tech israeliano e l’assenza di “campioni nazionali” (come Nokia in Finlandia) era motivo di preoccupazione, soprattutto perché il nanismo impedisce a Israele di beneficiare di ricadute economiche e occupazionali che tali campioni portano con sé, grazie soprattutto all’indotto. Ma alcuni segnali fanno pensare che forse il settore high tech israeliano non è più condannato al nanismo. Come evidenziato di recente da una approfondita inchiesta del Financial Times, ci sono attualmente almeno 6 società high tech israeliane, di media dimensione, i cui proprietari puntano a crescere e non sono alla ricerca di acquirenti. Una di queste è Vonetize, che offre (come il gigante Netflix) video e film “on demand” in America latina, Africa e altri paesi emergenti e si sta per quotare in borsa; un’altra è Perion, un gruppo che si occupa di pubblicità digitale, quotato al Nasdaq e che nel 2015 ha conseguito ricavi per 300 milioni di dollari, con 660 dipendenti; Check Point è forse la più importante azienda di questo elenco, fondata da veterani dell’intelligence militare israeliana: è stata pioniera nel settore dei firewall (sistemi di protezione dei computer aziendali e domestici) e della sicurezza informatica, è quotata al Nasdaq e la sua capitalizzazione di mercato è di ben 14 miliardi di dollari; Mobileye è specializzata nei sistemi di locomozione basati su telecamere (le automobili che si “guidano da sole”) e al Nasdaq è quotata per un valore di 8 miliardi di dollari; infine Cyberark e Wix.com (la prima specializzata in sicurezza informatica, la seconda in sviluppo di siti web) sono quotate al Nasdaq con valori di mercato superiori al miliardo di dollari. Ovviamente non tutte le ciambelle vengono col buco: negli ultimi anni due importanti società del settore high tech sono fallite, una è Modu (specializzata in cellulari ultraleggeri), l’altra è Betterplace, specializzata in infrastruttura per autovetture elettriche. Ma questi insuccessi non scoraggiano gli imprenditori israeliani, che cavalcano l’onda della crescita esponenziale della domanda mondiale per applicazioni di telefonia mobile e per sicurezza informatica. Quali ostacoli possono frapporsi alla trasformazione di queste “magnifiche 6” in “campioni nazionali”? Principalmente due, collegate tra loro: la difficoltà di reperire manodopera specializzata in Israele e le regole severe sull’immigrazione che impediscono di “importare” ingegneri informatici dall’India e altri paesi emergenti.

Aviram Levy, economista, Pagine Ebraiche Aprile 2016