#AskNetanyahu

Schermata 2016-05-15 alle 10.20.22Nel giorno in cui si festeggiavano i 68 anni di Israele (il 5 di Iyar nel calendario ebraico), il Primo ministro Benjamin Netanyahu lanciava la sua iniziativa social “Special Independence Day live chat”: per un’ora e mezza, attraverso l’ashtag #AskNetanyahu, il Premier ha risposto, in ebraico, arabo e inglese, su Twitter ad alcuni utenti toccando diverse tematiche. E una delle risposte che ha ricevuto maggiore attenzione, è stata una postata in arabo e riguardante il processo di pace con i palestinesi: un utente ha chiesto, in arabo, “Perché non accetta l’iniziativa araba e quali sono i motivi per cui non è stata portata avanti?”. Il riferimento è alla proposta saudita del 2002 noto come Piano di pace arabo che prevedeva la soluzione dei due Stati con i confini precedenti al 1967, una “giusta soluzione per i rifugiati palestinesi” e, in cambio, una normalizzazione dei rapporti con il mondo arabo. Netanyahu ha risposto che “questa iniziativa, se capace di considerare le nostre preoccupazioni, può essere una base su cui discutere. Israele cercherà sempre la pace”. Molte altre sono state le domande poste al Premier e 38 le risposte complessive (oltre 4mila i tweet registrati sotto l’ashtag #AskNetanyahu): non sono mancate le polemiche e le continue incursioni di troll, con tweet dal provocatorio fino a vere e proprie offese. “Perché invece che perdere tempo a trollare (mandare messaggi per disturbare e offendere) non fate domande sensate?”, ha scritto una utente mentre Netanyahu ha evitato di entrare nella polemica. Anzi, a chi gli ha chiesto se non si fosse pentito per la scelta del live-tweet, ha risposto, “diamine no! Mi sto divertendo”.
Molti dei tweet hanno fatto riferimento al tema del conflitto e in un breve video postato in risposta a un utente americano, il Premier ha dichiarato di “essere disposto a incontrare Abbas (il leader palestinese) oggi, adesso. Può venire a casa mia qui a Gerusalemme o posso andare a casa sua a Ramallah. Ora inoltriamo questa domanda ad Abbas e vediamo cosa dice, #askAbbas”. Poi sulla sua visione di pace ha spiegato che è “chiara. Due stati per due popoli, uno stato palestinese smilitarizzato che riconosca lo Stato ebraico. Sarebbe l’ora”.
Alcuni giornalisti israeliani si sono uniti alla diretta twitter, chiedendo conto della decisione del Primo ministro di non dare interviste a quotidiani israeliani. Da almeno un anno, infatti, Netanyahu ha deciso di non farsi intervistare dalla stampa locale. Non c’è stata risposta su questo punto mentre il capo del governo di Gerusalemme ha accettato di rispondere ad alcune questioni sollevate sul trattamento dei palestinesi, come sottolinea il Jerusalem Post: “Perché Israele ha ucciso più di 2.000 bambini palestinesi a partire dal 2000?” il tweet di @ Danielwickham93. “La morte di ogni bambino è una tragedia. Purtroppo, terroristi palestinesi si nascondono dietro i bambini e sparano i razzi dalle scuole”, la risposta di Netanyahu.
Spazio anche a un botta e risposta ironico. “Non è preoccupato che il suo ministro degli Esteri non si stia impegnando pienamente nel suo ruolo? Non sentiamo molto la sua voce rispetto alle strategie diplomatiche”, il tweet dalle chiare note satiriche di un utente: Netanyahu infatti ha lasciato vacante il ministero agli Esteri ed è lui a reggerlo ad interim (si parla di una possibile trattativa con il capo dell’opposizione Itzhak Herzog che, in cambio dell’appoggio al governo, otterrebbe proprio questo ruolo). All’ironia il Premier ha risposto con l’ironia: “Parlo ogni giorno con il ministro degli esteri. La vediamo allo stesso modo su tutto”.

Daniel Reichel