“Conferenza di Parigi certo non è un successo ma serve a riportare l’attenzione sul conflitto”
“Non possiamo definire la Conferenza di Parigi sul conflitto tra israeliani e palestinesi come un successo. Non c’erano i due principali attori” e “ore e ore di negoziato hanno prodotto un comunicato di quattordici righe” ma “non credo sia stata inutile perché ha riportato l’attenzione su una questione sempre più al margine dell’agenda internazionale vista la situazione di crisi degli altri Paesi del Medio Oriente”. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, rispondendo – a margine di un incontro tenutosi al Festival Economia di Trento – a una domanda di Pagine Ebraiche sull’utilità della Conferenza di pace tenutasi a Parigi negli scorsi giorni e che ha visto le rumorose assenze dei protagonisti: tra le 26 delegazioni presenti nella Capitale francese, arrivate per parlare di riavvio dei negoziati, non c’erano infatti i rappresentanti israeliani né quelli palestinesi. Da Gerusalemme poi il messaggio è stato chiaro: solo i negoziati diretti possono portare alla pace. Per questo, il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha nuovamente aperto la porta a un incontro con il leader palestinese Mahmoud Abbas, invitandolo nella Capitale o affermando di essere pronto ad andare lui stesso a Ramallah (sede dell’Autorità nazionale palestinese).
“La conferenza è stata fortemente voluta dai francesi”, ha spiegato il ministro nella sua risposta sull’incontro parigino a cui hanno partecipato, oltre ai padroni di casa francesi e a Gentiloni, Germania, Stati Uniti, Sudafrica, Arabia Saudita, Canada, Cina, Egitto,Regno Unito, Spagna,Irlanda, Indonesia, Giappone, Giordania, Lussemburgo, Marocco, Norvegia, Olanda, Polonia, Repubblica ceca, Russia, Senegal, Svezia, Svizzera, Turchia, oltre che il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, l’alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, e il segretario generale della Lega araba, Nabil el Araby. Un vertice composito in cui ci sono state, ha affermato il ministro, diverse tensioni tra alcuni paesi e quelli arabi.
“Parlo spesso di concerto Mediterraneo, – ha spiegato Gentiloni guardando al senso dell’iniziativ – l’idea è che tra i principali attori bisogna piano piano costruire misure di fiducia reciproca che tessano la tela di un nuovo possibile ordine. Ha prodotto questo la conferenza di Parigi su israeliani e palestinesi? Purtroppo la risposta onestamente è no”. “È stato un errore, un esercizio inutile? – le parole del ministro – Io direi di no perché il pericolo terribile è che da una parte la questione è ai margini dell’agenda internazionale come se potesse essere cancellata ma è una questione che non solo ha radici storiche ma ha un valore simbolico e culturale in Indonesia, in Pakistan, in mezzo mondo, gigantesco. Non affrontarla significa correre il rischio che sia fatta propria da radicalizzazioni religiose che non sono mai state il centro della battaglia della costruzione del proprio Stato da parte dei palestinesi. Quindi attenzione a dimenticarla”. Altro elemento di preoccupazione per il capo della Farnesina il fatto che la soluzione dei due Stati ideata ad Oslo “comincia ad essere pericolosamente impopolare tra le parti. In molti, sia israeliani sia palestinesi, iniziano a pensare che questa cosa non farà mai un passo in avanti. Se si abbandona questa ipotesi si corre un rischio gigantesco”. Riportare l’attenzione sulla necessità di riavviare i negoziati, secondo Gentiloni, è dunque importante. “La conferenza di ieri non è stato un passo avanti sul versante del dialogo ma ha avuto il merito di riportare un minimo di attenzione su questa questione”.
d.r.