LEADER 36 under 36: il Jewish Week presenta il futuro dell’America ebraica

jewish weekC’è chi ha scritto un libro di successo. Chi ha rivoluzionato lo studio del Talmud al femminile. Chi porta avanti le tradizioni e l’orgoglio delle radici familiari. Chi si accinge a diventare un campione mondiale di ping pong, rigorosamente evitando di disputare incontri di Shabbat. Chi serve nella Polizia. C’è l’ebraismo americano in tutte le sue sfumature e soprattutto speranze di futuro a essere rappresentato nello speciale “36 under 36”, una galleria di ritratti dei giovani che fanno parlare di sé raccontati dal settimanale ebraico newyorkese The Jewish Week. La loro età varia, qualcuno rientra appena nel limite, ma ci sono anche liceali, così come variano le passioni, professioni o risultati che li hanno portati a guadagnarsi il riconoscimento.
La palma della più piccola va alla quattordicenne Estee Ackerman, astro nascente del ping pong. Di mattina si dedica agli studi nella Samuel H. Wang Yeshiva University High School for Girls, dove sta terminando il primo anno. Pratica lo sport da quando aveva otto anni, ed è stata selezionata tra le 16 migliori atlete USA nella disciplina, tra cui sono state poi scelte le componenti della squadra olimpica per Rio. Estee non ce l’ha fatta, ma non demorde: l’obiettivo ora è Tokyo 2020. Obiettivo per cui si impegnerà al massimo, sei giorni alla settimana. Perché Estee non ha dubbi, di Shabbat ci si riposa.
Ira (Yitz) Jablonsky invece ha 34 anni. L’11 settembre 2001 stava svolgendo uno stage presso l’Office of Emergency Management di New York e quella mattina si trovava proprio ai piedi delle Torri gemelle per un sopralluogo. Nei giorni successi, l’agenzia lo assunse. Orario di lavoro da mezzanotte alle otto del mattino, cosa che gli lasciava il tempo di frequentare il Touro College per prendere le laurea dalle 5 alle 10 di sera. Poi Ira è entrato alla scuola di polizia di New York: oggi è un tenente nonché uno dei pochi ebrei osservanti con la kippah sopra la divisa.
Si occupa invece di aggregazione e radici Murray Misrachi, che a 28 anni guida l’organizzazione Sephardic Community Alliance, che coordina e organizza una serie di gruppi e programmi finalizzati a sostenere vita e vitalità dell’ebraismo sefardita in città. “La nostra missione è preservare il tradizionale stile di vita sefardita dei nostri antenati”, spiega Murray, la cui famiglia è arrivata negli Stati Uniti dalla Siria negli anni Venti.
Gavriel Savit è un attore e uno scrittore. A 27 anni ha già calcato le scene di tre continenti e scritto un libro per bambini che ha conquistato la sezione best seller del New York Times. Carmelle Danneman (21 anni) ha prodotto un documentario sulla sua esperienza di volontariato come medical clown a Gerusalemme dove si trovava per un anno di studi ebraici dopo il liceo.
E in un programma analogo, ma molti anni prima, Nechama Price si è innamorata del Talmud, e da allora, da quasi vent’anni (con i suoi 36 anni infatti è tra i veterani della lista), si impegna per espanderne le opportunità di studio al femminile. Oltre a essere fra le prime cinque donne in America a ricevere il titolo di Yoetzet Halacha, consulente halakhica autorizzata a dare pareri sulle questioni legate all’intimità e alle leggi della purità familiare.
E poi ci sono Zack, April, Danit, Daniel… Non sono i giovani di cui l’America ebraica sentirà parlare in futuro: sono i giovani che il futuro hanno saputo portarlo nel presente.

rt