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cinque…

Nel brano in cui si parla del ruolo dei Leviti (che dovevano servire nel Mishkàn al posto dei primogeniti), compare cinque volte l’espressione “benè Israel”. Rashì lo rileva, e dice che ciò è per sottolineare quanto i figli d’Israele sono cari a D.o, che in questo brano li nomina cinque volte, come cinque sono i libri della Torà.
Ciò che Rashì non spiega, però, è perché ci sia bisogno di sottolinearlo proprio in questo punto.
Il motivo è che quando i Leviti sono stati scelti, il popolo era abbattuto, perché si era dimostrato così che essi non erano adatti al servizio divino. Perciò Ha-Qadòsh Barùkh Hu li ha nominati cinque volte, come i cinque libri della Torà, per indicare loro che ognuno ha le sue prerogative e le sue specificità, come ogni libro della Torà è diverso dall’altro, ma insieme compongono un’unità unica. Così è anche per noi: anche se siamo diversificati in Kohanim, Leviti e Isreelim, o che si sia sefarditi, ashkenaziti, italiani, yemeniti o altro, insieme siamo un unico tesoro per Ha-Qadòsh Brùkh Hu.

Elia Richetti, rabbino

(23 giugno 2016)