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RiMEIScolando
Insegnare, imparare

simonetta della seta Sono stata fortunata. Grazie al fatto di essere stata invitata ad insegnare nel programma del Master in Cultura Ebraica e Comunicazione organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Il mio corso, titolato “Il sionismo: dalle origini alla fondazione dello Stato di Israele”, si è appena concluso. Ho salutato, fino agli esami si intende, il gruppo degli otto fedelissimi studenti. Sono stati quindici incontri molto intensi. Abbiamo parlato e dibattuto di questione ebraica, di nazionalismi e risorgimento, dell’idea sionista nelle sue diverse correnti (dai riferimenti biblico-liturgici a Sion ai padri del sionismo), del concetto di auto-emancipazione, del libro visionario Lo Stato Ebraico scritto da Theodor Herzl nel 1896, dei partecipanti al primo congresso sionista nel 1897, dell’accordo Sykes-Picot di cento anni fa che ha segnato il destino del medio oriente, della Dichiarazione Balfour del 1917 a favore di un focolare ebraico in Palestina, del mandato per la Palestina della Società delle Nazioni del 1922, dello sviluppo e del carattere dell’insediamento ebraico in Palestina (quello che in ebraico si chiama yishuv), della nascita del Fondo Nazionale Ebraico (KKL) e della politica ebraica di acquisto delle terre, della politica dei sionisti verso gli arabi e verso gli inglesi, del difficile triangolo tra inglesi ebrei ed arabi, dei ‘Libri Bianchi’ del 1922 e del 1939 che limitarono l’immigrazione ebraica, delle rivolte arabe degli anni Trenta, della costruzione dello Stato ebraico prima dello stato, con partiti, istituzioni, apparato di difesa, della famosa risoluzione n. 181 dell’ ONU sulla spartizione della Palestina nel 1947, e infine della Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato d’Israele del 1948. Abbiamo letto, commentato, discusso, paragonato, ragionato, criticato. Ci siamo entusiasmati e siamo rimasti anche delusi. Siamo entrati con i nostri discorsi nel vivo di questioni che ancora oggi fanno parlare il mondo. Molto spesso le conversazioni sono state arricchite da ciò che veniva studiato in altri corsi: letteratura, storia, ebraismo, comunicazione. Gli studenti, motivati e determinati, curiosi e preparati, hanno partecipato in un modo da rendere vivo quanto veniva affrontato. Hanno detto: ‘potremmo stare delle ore a studiare scordandoci del resto’. Ma il più bel premio è stata la loro attenzione alla fine di giornate di studio lunghissime e incalzanti. Da loro e con loro è nata l’idea di continuare questo laboratorio di studio a Ferrara. Lo proporremo quanto prima ai nostri consiglieri.

Simonetta Della Seta, direttore Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah

(29 giugno 2016)