Serve una politica
La domanda – cinica e forse insensata – è questa: come mai i terroristi islamici non hanno ancora attaccato l’Italia? Al contrario di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Belgio, teatri di attentati efferati nel corso degli ultimi quindici anni. Insensata, dicevo, poiché nelle cose della vita esiste anche il Caso, e dunque potremmo confidare nella fortuna che per ora ci ha protetto.
In alternativa, c’è chi attribuisce l’incolumità alla presenza del Vaticano, sebbene a leggere i proclami di Daesh questa parrebbe più un incentivo che un deterrente. Altri, poi, sottolineano come l’Italia sia un paese di recente immigrazione, con meno presenze e praticamente nessuna dinamica pluri-generazionale (in Francia, ad esempio, sono spesso i nativi francese a essere più a rischio). Da questo punto di vista, la distanza con la Germania è enorme: lì vivono da decenni milioni di turchi e centinaia di migliaia di persone di altra provenienza, generalmente bene integrate.
E qui veniamo al punto. Se non vogliamo limitarci a raccomandare il nostro destino a D-o, occorre tenere conto di alcuni elementi: l’Italia è diventata un paese di destinazione e non di transito, dal momento che i nostri confini settentrionali sono sempre più chiusi a causa del cambiamento politico in atto nel Nord Europa. Dunque – esodo o non esodo – le presenze straniere aumenteranno nei prossimi anni per via del mondo sempre più caotico e del nostro sistema industriale (siamo comunque il terzo paese manifatturiero al mondo!) che ha bisogno di nuova manodopera.
Se questo è il quadro, noi cosa stiamo facendo? In sintesi, salviamo eroicamente moltissime persone che attraversano il Mediterraneo su mezzi di fortuna – e di questo dobbiamo essere orgogliosi – ma non facciamo praticamente nulla dallo sbarco in poi. Non abbiamo una legge organica sul diritto d’asilo, non abbiamo ancora riformato la legge vetusta sulla cittadinanza, non abbiamo progetti nazionali sull’integrazione (linguistica, culturale, economica) dei migranti, anche se non mancano buone pratiche locali. Offriamo l’assistenza sanitaria gratuita universale e la scuola pubblica, e soprattutto quest’ultima è un potente volano di integrazione. Ma, ovviamente, riguarda solo i minori e non i moltissimi giovani che arrivano.
La Germania, in tutto ciò, ha appena stanziato 90 miliardi di euro sull’integrazione dei nuovi migranti, creando di fatto un nuovo settore economico che nei prossimi anni farà perno sull’assistenza, sulla formazione, sull’educazione e su nuove professionalità. Nessuno ovviamente può prevedere cosa faranno questi maledetti terroristi, né ci illudiamo che politiche più serie possano impedire a chi uccide in nome di un’ideologia infernale di agire, però un po’ di buon senso e lungimiranza non possono certo guastare.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas Twitter @tobiazevi
(19 luglio 2016)