The Merchant in Venice – il processo
Shylock, giustizia è fatta

Schermata 2016-07-28 alle 16.15.14“In piedi, entra la corte!” Con un mormorio divertito il pubblico del processo simulato intentato da Shylock contro Antonio e la Repubblica di Venezia, e contro Porzia, ha ubbidito alle parole di Jennifer Harrison Newman, manager della Compagnia de’ Colombari che ieri, alla Scuola Grande di San Rocco, era Maestro Cerimoniere. Molta curiosità, molta mondanità, e soprattutto la voglia di vedere in azione la famosa e temuta Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti avevano fatto crescere negli scorsi giorni le aspettativa per un appuntamento unico. Che è riuscito a sorprendere ed emozionare. Ribaltamento di prospettiva, l’appello di Shylock è stato accolto, anche se solo in parte: dopo venti minuti di camera di consiglio, seguiti a due ore di discussione appassionata e appassionante, il giudice Bader ha annunciato che la corte, all’unanimità, era arrivata a tre decisioni: annullata la richiesta della libbra di carne, definita “a merry sport”, ma soprattutto nulla la richiesta di conversione. Saranno resi i tremila ducati a Shylock, che rientra anche nelle sue proprietà, e dovrà scontare una pena Porzia, colpevole di aver agito da giudice in un processo in cui era chiaramente parte in causa, e considerata – parole del giudice Bader – ipocrita, truffatrice.
scuola_grande_di_san_rocco-1Due ore di discussioni appassionate, per nulla scontate, emozionanti, che hanno seguito il benvenuto del Guardian Grando della Scuola Grande di San Rocco e le parole del Rettore di Ca’ Foscari, Michele Bugliesi, che nel suo discorso ha voluto ringraziare Shaul Bassi, vero artefice della “settimana del Mercante”, salutato da un lungo e caloroso applauso. E prima di entrare nel vivo del processo Fabrizio Marrella, a sua volta docente di Ca’ Foscari, ha offerto una lezione sulla pratica dell’arbitrato nella Repubblica di Venezia ai tempi di Shakespeare. Aprendo uno dei problemi dibattuti nelle ore successive: perché quello che poteva essere un processo civile, gestibile con un arbitrato, è stato trasformato in un processo penale, se non per la volontà di accanirsi contro Shylock?
Schermata 2016-07-28 alle 16.15.36Entra Shylock. F. Murray Abraham, grande attore americano, ha attraversato l’ampia sala fra gli applausi, per impersonare Shylock, ed è stato Shylock a duettare con Ruth Bader Ginsburg, che ha immediatamente dimostrato di avere un’energia e una grinta molto maggiori di quel che il suo fragile fisico mostrerebbe. È bastato lo scambio con Murray Abraham – che ha offerto al pubblico il notissimo monologo “Hath not a Jew eyes? Hath not a Jew hands, organs, dimensions, senses, affections, passions?…” per far capire che nulla era “per finta” e che il prosieguio sarebbe stato decisamente emozionante.
Gli avvocati di Shylock, Manfredi Burgio, di Antonio e della Repubblica di Venezia – Mario Siragusa – e di Porzia, Jonathan Geballe, avevano presentato alla corte abbondante documentazione, ma il primo a difendere la posizione del proprio cliente, Manfredi Burgio, ha dovuto subito fare i conti col presidente della giuria. Ha forse peccato di leggerezza, pensando di potersela cavare con una battuta, facendo ridere il pubblico. E nonostante il testo presentato fosse ritenuto eccellente, Ruth Bader Ginsburg si è dimostrata assolutamente implacabile. Per nulla impressionata dalla citazione di Piero Calamandrei, “Per trovar la giustizia bisogna esserle fedeli: essa, come tutte le divinità, si manifesta soltanto a chi ci crede”, è subito passata all’attacco, smontando l’intervento dell’avvocato Burgio parola per parola. A nulla è servito l’appello alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – la discussione si è allora incentrata su cosa siano i diritti, e cosa significhi essere parte dell’Europa, senza risparmiare una battuta feroce alla Gran Bretagna – né la considerazione che Shylock abbia accettato il verdetto, ha sostenuto l’avvocato Burgio, perché non aveva scelta. “Il suo tempo è scaduto. Può terminare la frase”.
Appassionante la discussione provocata dall’arringa dell’avvocato Mario Siragusa, difensore di Antonio e della Repubblica di Venezia che ha portato i giudici – oltre a Ruth Bader erano la giurista internazionalista Laura Picchio Forlati (Università di Padova), John R. Philips, Ambasciatore americano in Italia, Richard Schneider (Wake Forest University), e l’avvocato Fabio Moretti – a interrogarsi su quale dovesse essere la consapevolezza e la cultura di Shylock, e quale quella del Mercante, Antonio. Nulla è detto nell’opera di Shakespeare, ma è indiscutibile che si trattasse di mercanti di successo, che quindi dovevano essere in possesso di una notevole cultura. Per Siragusa “Non possiamo presumere Shylock fosse ignorante, o ignorasse la legge”. Immediata e tagliente la reazione di Ruth Bader: “Sta cercando di sostenere non fosse sano di mente?”.
E al di là delle valutazioni più prettamente legali, che non sono mancate, molte osservazioni discusse nel dibattimento hanno colpito un pubblico sempre più partecipe, che ha man mano sostituito le franche risate ai mormorii: “È evidente che per Shylock la libbra di carne rappresentava il ghetto: non si può togliere una libbra di carne da un corpo così come non è possibile cancellare una parte della città”. E la libertà di contrattare, e il diritto di fare accordi commerciali ed economici sono estremamente importanti per una socierà mercantile. “Ma non si tratta di strumenti adatti a ogni argomento. Di alcune cose non è possibile fare commercio”.
Controverso il comportamento di Porzia, difesa da Jonathan Geballe, che si è ipotizzato abbia agito per amore, considerando l’effetto delle sue azioni nei confronti di Shylock solo un effetto secondario.
Anche l’argomentazione che Shylock fosse considerato “altro”, e che quindi fosse sottoposto a un metro di giudizio differente ha tenuto impegnata la giuria, che ha anche scelto di verificare con i due esperti – gli studiosi Stephen Greenblatt e James Shapiro, rispettivamente della Harvard e della Columbia University – quante altre volte la parola “alien” compaia in Shakespeare. Tre volte, in tutto. E Shylock è stato punito in quanto ebreo. Forzato a convertirsi.
E altrettanto se non più intensa è stata la discussione tra Greenblatt e Shapiro, che mentre la corte si era ritirata per arrivare al verdetto hanno affrontato la complessità degli argomenti sollevati dal Mercante in un dialogo appassionato incentrato su antisemitismo e pregiudizio, temi centrali intorno a cui è costruito tutto il testo. Un testo capace di appassionare e far discutere.
Il verdetto, allora, raggiunto all’unanimità, pur se con qualche differenza di vedute, rende giustizia: la richiesta di risarcimento di Shylock, ha spiegato Ruth Bader Ginsburg, è arrivata un po’ troppo tardi, e 400 anni di ritardo non permettono di accordare gli interessi richiesti (risate), ma le sue proprietà vanno reintegrate, nonostante la richiesta della libbra di carne sia nulla. Ma, soprattutto, nulla è la richiesta – illecita – di conversione. Ed esemplare è la punizione comminata a Porzia: dovrà laurearsi in legge, a Ca’ Foscari, e proseguire con un master alla Wake Forest University. Con il consiglio di approfondire la procedura civile.
A chiudere un pomeriggio memorabile le parole di Arrigo Cipriani, che si è presentato come l’unico uomo che ha preso il suo nome da un bar – il famoso Harry’s bar fondato da suo padre – e che ha offerto a tutti i presenti un cocktail. Bellini, naturalmente.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(Foto di Giovanni Montenero)

(28 luglio 2016)