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Periscopio – La droga antisemita

lucreziPuntualissime, come ogni quattro anni (e com’è triste, noioso e desolante dovere ripetere sempre gli stessi lamenti), anche quest’anno le Olimpiadi ci propinano la solita grottesca sceneggiata dei vari gesti di ostilità nei confronti degli atleti israeliani da parte dei colleghi dei Paesi nemici (tra cui, forse, qualcuno vedrebbe volentieri anche qualche napoletano…), che evitano di misurarsi con loro, di condividere un mezzo di trasporto, di stringere la mano a fine incontro ecc. ecc. Sul comportamento di questi signori, c’è poco da dire, sono quello che sono. Certamente il vero problema non sono loro, che, con tutta probabilità, subirebbero gravi conseguenze se non si allineassero alle grevi direttive dei loro cupi regimi, oscurantisti e medioevali (anche quando, come nel caso dell’Egitto, formalmente in pace con Israele). Il problema è ben più vasto e profondo, ed è motivo di profondo sconforto il fatto che i nostri commentatori, anche quando non hanno mancato di deplorare tali episodi (piuttosto di rado, e molto blandamente, va da sé), mostrino di non coglierne minimamente l’effettivo significato. E il vero, unico significato è che esiste una buona parte del mondo (non solo islamico) che, evidentemente a corto di altre idee, ha radicato nell’ossessivo, maniacale, morboso antisionismo un profondo elemento identitario, utile a dare un senso, una ragion d’essere all’intera esistenza. Il venir meno di tale motivazione, senza un adeguato processo di sostituzione culturale (di cui, al momento, non si intravede neanche l’ombra), determinerebbe una gigantesca crisi di identità, a livello mondiale, non solo provocando il crollo di molti sistemi fanatici e dispotici, ma gettando anche nella disperazione tanti nostri politici e intellettuali, che scoprirebbero, improvvisamente, l’immenso vuoto che alberga nelle loro piccole teste. L’antisionismo è una droga, che, come tutte le droghe, crea dipendenza, e da cui non si esce senza un serio percorso di recupero.
Non tutto il mondo, per fortuna, è affetto da tale dipendenza, ma il grosso problema è che pochi, assai pochi mostrano di accorgersi di tale realtà. “Lo spirito olimpico turbato dalla politica”, ho letto.
Ma quale politica? Dove sta la politica in tutto questo? “Politica” è un vocabolo che deriva da “polis”, città, ed è, o è stata, una nobile parola, intrisa di logica, di ordine, di progettualità. L’idea della costruzione di una casa comune, di una “polis” per tutti, fatta di regole, di diritti e di doveri. L’antisionismo, come il suo padre-fratello gemello, l’antisemitismo, ne è l’assoluto contrario, in quanto negazione radicale – anzi, totale capovolgimento – di ogni forma di umana razionalità.
Per chi volesse davvero capire la radice del conflitto arabo-israeliano, un buon modo per cominciare sarebbe proprio la storia delle moderne Olimpiadi: dedicando una riflessione all’immancabile sfregio, ogni quattro anni, del famoso spirito olimpico; considerando cosa accadde ai giochi di Monaco, nel 1972; riflettendo sul fatto che solo a Rio de Janeiro, 44 anni dopo, si è potuto dedicare un minuto di silenzio alla memoria degli undici martiri, la cui strage viene ancora oggi, da tanti, esaltata; ricordando che la fiamma olimpica brillò, nel 1936, senza alcun imbarazzo, negli stadi di Berlino (e si sapeva chi c’era a Berlino, e chi era); chiedendosi come mai, da quella bella fiamma, continui sempre a emanare una luce nera, di cui il mondo pare non accorgersi.

Francesco Lucrezi, storico

(17 agosto 2016)