Miracolosi calci in bocca

Valerio-Fiandra 2Non ci girerò attorno, ve lo scrivo subito, così non ci saranno fraintendimenti: Un Calcio in bocca fa miracoli è un libro che dovete leggere. Vi farà ridere di pancia e di testa; vi toccherà il cuore – il ‘muscolo involontario’, come Marco Presta fa dire al suo protagonista; vi commuoverà per la sua spudorata anti retorica, vi stroncherà per la sua tenerissima somiglianza con la parte migliore di noi, che ‘non dovremmo essere razzisti perché tanto siamo tutti gli stessi stronzi’.
Marco Presta lo ha pubblicato per Einaudi nel 2011; dopo ne sono usciti altri, che non ho ancora letto: ho l’acquolina in pancia, ma tremo per la loro riuscita – difficile superare questa prova. L’autore radio televisivo (Medico in Famiglia, Ruggito del Coniglio e Littizzetto fra i suoi beneficiati) racconta la tragicomica ultima parte di vita di un vecchiaccio senza nome (pochi scrittori al mondo sono capaci di non dare un nome al loro protagonista, è roba da Thomas Bernhard!) e di Armando, il suo unico vero amico. E ci vorrebbero Jack Lemmon e Walter Matthau per rendere al cinema questa strana, felicissima coppia di opposti. Attorno a loro ruotano una folla di personaggi che sono così ben delineati, così vivi sulla pagina da accompagnarti anche a libro chiuso: la portiera e i suoi due pappagalli (uno ha le piume e vive in gabbia, l’altro – il rivale del nostro Adorabile Vecchiaccio – ha denti finti e veste gessato, ma in gabbia ci finirà presto pure lui… ); Giacomo e Chiara – innamorati grazie all’Armando-Cupido, e probabili sposi grazie al burbero benefico protagonista; e poi Mirko, l’Oreste, la terribile zia Flavia, la moglie Orietta, la figlia Anna, suo marito l’avvocato. E i bimbi al parco, le loro mamme, un cane, qualche gatto, le caciotte, i quadrelli in brodo…
Tutto, ma proprio tutto vi sembrerà là dove siete quando state leggendo questo libro intelligente e colto, umoristico e leggero. Perché Leggerezza non è quella delle sciocchezze scritte ormai quasi dappertutto; Leggerezza è precisione senza peso, è Sollevamento Piume, non Tiro alla Battuta. E per scrivere dell’esser vecchi ne serve tanta e buona. Della vecchiezza, ché io così la chiamo (le desinenze in – aia mi disturbano, quelle in – ezza piacciono), della vecchiezza hanno scritto molti, da Cicerone a Hillmann, da Seneca a Bobbio. Bene, leggetevi questo Marco Presta e poi aggiornate la Top Ten. In equilibrio fra Le Memorie del Sottosuolo e il Miles Gloriosus, UCBPFM è un raro esempio di come – in questo nostro paese di beghine, di moralisti e false bionde – si possa ancora essere persone scorrette ma affettuose, leggère ma pensanti, civili e scorbutiche. È un racconto morale, brillante e senza pedanterie, e fa ridere: se vi par poco, se arricciate il nasino, bene: ve lo meritate proprio un bel calcio in bocca – fa miracoli…

Valerio Fiandra

(18 agosto 2016)