Qui Ferrara – Libro ebraico in festa
Gli ebrei e la Grande Guerra

Schermata 09-2457636 alle 12.49.39“La ricerca è appena iniziata”. È con questa consapevolezza che si è conclusa nelle scorse ore la tavola rotonda dedicata alla partecipazione degli ebrei alla Prima guerra mondiale, evento parte dell’intenso programma della Festa del libro ebraico di Ferrara, organizzata dal Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah. A confrontarsi sul palco del giardino di Palazzo Roverella, alcuni ospiti d’eccezione: Alberto Cavaglion, dell’Università di Firenze, Gadi Luzzatto Voghera, neo direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, e Carlotta Ferrara degli Uberti, dell’University College di Londra. A coordinare questo spazio dedicato all’analisi delle caratteristiche e dei risvolti storici del contributo ebraico alla Grande guerra, Anna Quarzi, dell’Istituto Storia Contemporanea di Ferrara, che ha organizzato assieme al Meis l’incontro. Un appuntamento concluso dai risultati del lavoro degli studenti del Liceo Scientifico “Roiti” di Ferrara, presentati dal professor Giorgio Rizzoni.
A emergere con forza dalla tavola rotonda, la necessità di aprire una nuova pagina dedicata all’approfondimento del ruolo degli ebrei durante la Prima guerra mondiale sia sul versante italiano sia su quello internazionale: un intreccio a cui il Meis di Ferrara e il Cdec di Milano stanno lavorando insieme per realizzare una mostra e un momento di studio, ha spiegato Gadi Luzzatto Voghera. “La partecipazione alla Grande guerra – ha sottolineato il direttore del Cdec – per la minoranza ebraica italiana ha rappresentato la prova definitiva del proprio patriottismo. Per gli ebrei fu il momento apicale del processo di integrazione e molti di loro non volevano comparire come ebrei mentre erano sotto le armi”. Tanto che, ha spiegato Carlotta Ferrara degli Uberti, il noto rabbino Alfonso Pacifici, partito al seguito dell’esercito italiano, si lamentò in un suo scritto per questa difficoltà di riuscire ad identificare i soldati ebrei italiani. Lo stesso Pacifici scriverà invece positivamente del suo incontro con alcuni soldati ebrei austriaci, prigionieri di guerra, con cui riuscirà a parlare in ebraico. Esempio simbolo della complessità della partecipazione ebraica a livello europeo al conflitto, in cui ebrei di paesi diversi si trovarono a confrontarsi e a uccidersi, ciascuno sotto la propria bandiera nazionale. Riguardo a questo tema e al fatto che gli ebrei parititi al fronte non volessero farsi identificare come diversi, lo storico Alberto Cavaglion ha ammonito dall’applicare un giudizio morale a questo atteggiamento: “sarebbe un approccio anacronistico. Dobbiamo ricordarci che allora l’idea di diversità, oggi considerata come un valore, allora era ritenuta pericolosa. Si partiva in guerra con l’idea di un’identità nazionale unitaria, l’unità era il valore su cui si fondava il risorgimento” a cui parteciparono moltissime figure dell’ebraismo. “Non giudichiamo moralisticamente quell’epoca – ha proseguito Cavaglion – non è questo il compio dello storico”.
Come ha rilevato Quarzi, assieme ai relatori, la partecipazione orgogliosa e patriottica degli ebrei italiani nel primo conflitto mondiale sarà poi ripagata con il tradimento dello Stato italiano con le infami leggi razziste introdotte dal fascismo e poi con la collaborazione alla macchina della Shoah.
Ma quel passaggio precedente alla tragedia chiede ancora di essere approfondito, hanno richiamato tutti i relatori, spiegando appunto che “la ricerca su questo tema è appena iniziata”.