I musei e il futuro
Si è conclusa ieri l’ultima edizione della Festa del Libro ebraico di Ferrara, l’appuntamento dedicato alla letteratura e alla cultura ebraica organizzato dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Tra gli incontri più seguiti, quello che ha visto protagonisti alcuni dei direttori dei più importanti musei ebraici europei e israeliani. Al centro della tavola rotonda, come racconta Elena Loewenthal su La Stampa, il ruolo del museo come luogo di conservazione della memoria e allo stesso tempo come spazio didattico proiettato al futuro. Nel pezzo della Stampa si fa poi riferimento alle parole di Amos Oz, citate dalla presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni nell’applaudito discorso inaugurale alla Festa del Libro ebraico. Secondo Oz, “Non esistiamo solo e soltanto per conservare: che si tratti di tradizione degli avi o meraviglie della natura, ricordi di infanzia o arredi sacri. Se così fosse, la nostra vita sarebbe soltanto un atto di culto”.
L’antisemitismo dei falsari della medicina. Il Corriere della Sera ritorna sul caso della ragazza padovana, morta di leucemia a 18 anni, i cui genitori avevano scelto di combattere la malattia sposando le folli teorie di Ryke Geerd Hamer: ex medico, radiato dall’ordine dei medici in Germania, secondo cui la chemioterapia sarebbe uno strumento inventato dagli ebrei per uccidere i non ebrei. Tesi folli ma che, spiega il Corriere, hanno seguito in diversi paesi: “ad Hamer e ai suoi complici, purtroppo, si affidano persone con problemi veri di salute. E non solo malati terminali senza più speranza, come succede con altri presunti guaritori. La diciottenne padovana morta nei giorni scorsi poteva benissimo guarire con cure adeguate”. A mettere in guardia da questi pericolosi ciarlatani anche l’oncologo italiano Umberto Veronesi (Repubblica).
Libia, ponte jihadista per l’Europa. “Dalla Libia, da qui daremo fuoco alle polveri che avvolgeranno l’Andalusia e Roma, se lo vorrà Allah”. È quanto afferma un uomo dell’Isis, in un video ritrovato di recente a Sirte, la città oramai ex quartier generale in Libia dei terroristi del Califfato. La Stampa spiega che il video dimostra quali siano i piani dell’Isis: usare la Libia come ponte per poi spostarsi in Europa.
Germania, quell’ultradestra che avanza. Brutti segnali dalle urne in Germania, dove si votava in Meclemburgo-Cispomerania. Nel piccolo Land dell’ex Ddr la cancelliera Merkel e la sua Cdu sono stati duramente sconfitti. I socialdemocratici del Spd hanno tenuto e a loro andrà il governo della regione ma quello che preoccupa, come scrivono Repubblica e Corriere, è il successo di Alternative für Deutschland, partito populista e xenofobo, arrivato secondo davanti proprio alla Cdu. Lo slogan è sempre lo stesso: “basta profughi” e a sbandierarlo, la leader dell’Afd, Frauke Petry, “considerata – scrive Repubblica – il volto presentabile di una formazione politica che può contare su un massiccio contributo dell’estrema destra e che inciampa da uno scandalo all’altro per le simpatie antisemite o neonaziste di qualche esponente di spicco”.
Anpi contro il raduno di CasaPound. A Chianciano, in provincia di Siena, si è svolta una manifestazione antifascista organizzata dall’Anpi per protestare contro il raduno nazionale di CasaPound che si svolgerà nella cittadina dal 9 all’11 settembre (Repubblica).
Israele vs Italia. Si gioca questa sera a Haifa la partita tra Israele e Italia per le qualificazioni ai mondiali del 2018 in Russia. Tra i protagonisti della sfida sul fronte israeliano, il calciatore Eran Zahavi, con un passato nelle fila del Palermo e nominato ambasciatore di pace dall’ex presidente Shimon Peres una settimana fa (La Stampa). Zahavi ora milita in una squadra del campionato cinese ed è il giocatore israeliano più pagato della storia, 5 milioni a stagione per due anni e mezzo (Corriere della Sera). “Dovremo essere meno difensivi che nel recente passato, attaccare di più. – ha dichiarato Zahavi rispetto alla partita con l’Italia – Il pari sarebbe un gran risultato” (Gazzetta).
Israele e i rifugiati eritrei. Da tempo è consuetudine che l’esercito israeliano mandi alcune delle sue reclute a svolgere servizi di sostegno in alcune zone disagiate di Tel Aviv, in particolare a prendersi cura dei piccoli migranti che abitano nel sud della città in quelli che vengono definiti dei depositi. “L’esercito israeliano considera questi servizi tra la popolazione parte dell’educazione nei tre anni (due per le donne) di leva obbligatoria”, riporta il Corriere, sottolineando però che questa iniziativa è stata recentemente bloccata dal nuovo ministro della Difesa Avigdor Lieberman: “Se i soldati hanno del tempo libero, aiutino gli anziani sopravvissuti all’Olocausto o i bisognosi israeliani”, le sue parole.
Daniel Reichel twitter @dreichelmoked