Qui Roma – Il Festival di letteratura ebraica
Il Talmud, palestra del pensiero
Nel grande dibattito sul rapporto tra scienza ed ebraismo, al centro della nona edizione del Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica in corso fino a stasera nel quartiere dell’ex ghetto di Roma, non poteva mancare il Talmud. Sia perché i Maestri che nei secoli ne animarono le discussioni hanno disseminato tra le sue righe nozioni di fisica, biologia, matematica, con una sapienza che trascende la religione e tocca numerosi campi diversi. Sia perché oggi il testo è l’oggetto della ricerca scientifica in Italia, grazie al Progetto di traduzione italiana del Talmud babilonese, che mette in campo avanzate tecnologie informatiche. A raccontare tutto questo sono stati ieri sera alcuni dei protagonisti del Progetto: il coordinatore dei traduttori e direttore del Collegio Rabbinico Italiano, rav Gianfranco Di Segni, la direttrice del Progetto Clelia Piperno, e l’editore della Giuntina, che ha pubblicato il primo trattato, Shulim Vogelmann, tra i curatori della rassegna insieme ad Ariela Piattelli, Marco Panella e Raffaella Spizzichino. Una lezione, quella del Talmud, che come ha osservato la direttrice del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah Simonetta Della Seta, moderatrice dell’incontro, svela dunque i numerosi parallelismi esistenti tra scienza ed ebraismo. “Trovarli – le sue parole – è questione di saper decriptare le due discipline e il loro modo simile di vedere il mondo”.
La chiave di lettura del Talmud al giorno d’oggi consiste dunque per il rav Di Segni nel fatto che “la religione e la letteratura ancora non lo sono, ma la scienza è universale”. E proprio nel Talmud, ha spiegato, si ritrova una delle caratteristiche principali della scienza, quella di dover misurare. Vari gli esempi da lui citati, nozioni che “di certo non potrebbero comparire in un libro di testo di fisica o di biologia, ma nemmeno di religione, poiché – sottolinea il rav– il Talmud è un’opera del tutto sui generis”.
Se la scienza di oggi, come ha osservato anche il rav Di Segni, non può trarvi beneficio in senso stretto, rimane valido l’allenamento mentale che il testo richiede per la lettura. Per questo, Vogelmann l’ha paragonato alla Settimana enigmistica, “poiché contiene degli enigmi da decifrare, costituendo una palestra del pensiero”. Questo l’approccio ora possibile per tutti gli italiani grazie alla pubblicazione del primo trattato, quello di Rosh Hashanah, che rende possibile la riscoperta di un patrimonio della cultura nazionale.
Il valore scientifico del progetto non si esaurisce però nel risultato, ha sottolinearlo Piperno, ma nasce proprio nella realizzazione stessa della lunga opera di traduzione, che mette in campo una squadra di decine di persone e l’utilizzo di un software avanzato, e nasce dalla collaborazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche con il ministero dell’Istruzione, del’Università e della Ricerca, e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Quando ho proposto l’impresa di tradurre il Talmud in italiano, lo stavo già immaginando fin da subito come un progetto di ricerca, e questa è la sua unica chiave di lettura e decifrazione”, ha affermato Piperno. “Altrimenti non si spiegherebbe perché avremmo dovuto farlo, ma la ricerca, come l’amore – ha concluso – trova le risposte in sé”.
Il Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica si conclude stasera, con la proiezione del docu-film Presenting Princess Shaw, scritto e diretto da Ido Haar.
f.m. twitter @fmatalonmoked
(14 settembre 2016)