Sigillato per il bene
Un altro anno è passato e siamo giunti allo Yahrzeit, l’anniversario della morte della persona che ci ha donato la vita (primo dolore infantile al primo film al cinema, treenne: la morte della madre di Bambi nell’omonimo film di Walt Disney). Kaddish al Tempio, una candela accesa a casa, El Maleh Rachamim al cimitero. “Possa il suo luogo di riposo essere nel Gan Eden”.
Quante tombe qui, e come è triste vedere le lapidi più antiche consumate dalle intemperie, alcune illeggibili, altre rovinate a terra. Ma vero che quando arriva Maschiach lei rinascerà? E rinascono solo le persone buone, vero? E come dormono le persone morte, qui sotto la terra? Vedono che mettiamo in sasso in segno di ricordo? E perché proprio un sasso?
Le domande si susseguono e si accavallano incessanti, voce bassa ed occhi sgranati.
I morti aspettano, guardando (perlopiù, anche se ci sono eccezioni) verso est, da dove verrà la rinascita. Non mettiamo piante vive come ricordo, e già in quel lungo viaggio nel deserto, compiuto dai nostri padri verso la Terra di latte e di miele una volta lasciato Mitzraim, come potevano riconoscere un luogo di sepoltura, se non dai cumuli di sassi che venivano posti a contraddistinguerlo? Non è forse indicativo che uno dei nomi per il cimitero sia Bet Haiim, casa della vita, ad indicare che siamo in attesa dell’era messianica?
Sì, ma se perché arrivi Maschiach dobbiamo comportarci tutti bene, allora non arriverà mai!
Chissà, magari potrebbe vedere il nostro impegno nel rispetto delle mitzvot. Per questo salutiamo la dipartita di Shabbat cantando con gioia “possa presto venire con noi Mashiach figlio di David” facendo Havdalà. Per taluni, quando tutta Israel rispetterà due Shabbatot consecutivi, Mashiach potrebbe arrivare, per altri al contrario arriverà nei giorni più disperati, quando abbiamo più bisogno di essere nell’Olam haBà, in un mondo di pace eterna. Anche se non sappiamo quando sarà la “fine dei giorni” (Daniele 10:14), dobbiamo credere che arriverà. Per buoni e cattivi, anche se la loro sorte sarà diversa.
“Disse Rabbì Kruspedài a nome di rabbì Yochanàn: Tre libri vengono aperti a Rosh haShanà, nei quali sono trascritte tutte le azioni dell’uomo: uno dei malvagi completi, uni dei giusti completi, uno delle persone intermedie. I giusti completi vengono scritti e confermati subito a rimanere in vita; i malvagi completi vengono scritti e confermati subito a morire; le persone intermedie rimangono in sospeso da Rosh haShanà fino al giorno di Kippùr. Se sono state in quel periodo meritevoli, vengono scritte alla vita; se non sono state meritevoli, vengono scritte alla morte” (Talmud Babilonese, Trattato Rosh haShanà, Giuntina 2016, 16b:2).
כתיבה וחתימה טובה,
Chetivà veHatimà Tovà, con l’augurio di essere scritto (a Rosh haShanà nel libro della vita) e sigillato per il bene (il giorno di Kippur).
Sara Valentina Di Palma
(29 settembre 2016)