Pagine di Far West

Valerio-Fiandra 2“Scusi, è qui il West?” è la domanda che mi sono fatto mentre leggevo “Paradise Sky” di Joe R. Lansdale (Einaudi, traduzione Luca Briasco). Certo, le avventure di Nat Love sono ambientate negli Stati (quasi appena) Uniti dell’Ottocento, e da allora sono cambiate molte cose, ma non tutte: la discriminazione, per esempio, è un fattore che sta sempre di più giocando un ruolo di prima importanza anche nel nostro mondo, globalizzato più nei consumi che nei sentimenti. E la violenza, beh, non è quella che era quotidiana nel Far West dei cowboys e degli indiani, ma di gente che ne fa uso a parole – e talvolta non soltanto – è spesso piena la cronaca di oltreoceano, e anche di più vicino.
Ma, non vorrei confondervi, il libro del grande autore americano, famoso per non annoiare mai i suoi lettori, è un western in piena regola: sparatorie, bisonti, indiani, sceriffi, pistoleri e belle pulzelle attraversano le sue 500 pagine. E non ci si può permettere di saltarne una, perché Lansdale ha sempre un avvenimento, o un personaggio che mantiene incollati. Tutto comincia quando un giovane dalle orecchie a sventola, mandato da suo padre a far acquisti all’emporio della cittadina vicino alla quale abita, passando per un vicolo vede una donna che sta stendendo i panni a asciugare. La guarda come se quasi non la vedesse, ma proprio nel momento in cui lei arcua il corpo e – così facendo – gonfia del proprio sedere le lunghe vesti. Irrompe dalla porta di casa l’urlante marito, e mette in fuga il ragazzo, colpevole secondo lui di aver disonorato e concupito l’innocente mogliettina. E allora? Che sarà mai, direte: eh, ho finto di dimenticare un piccolo particolare: Willie è nero. E Sam Ruggert – un bianco piuttosto arrabbiato perché il Nord ha vinto la Guerra Civile, e ‘liberato’ gli schiavi – decide di farsi giustizia da se. Tutto il libro ha come filo rosso l’inseguimento, o la fuga se preferite – visto che ad un certo punto le parti si invertono. Ed è un caleidoscopio di avventure, dove personaggi inventati ma credibili si danno il cambio ad alcuni dei più celebri protagonisti della storia americana di quei tempi, da Wild Bill Hickock a Buffalo Bill, da Calamity Jane al Generale Custer. Ci sono i saloon, le impiccagioni, i dollari d’onore e gli attacchi degli Indiani, tutto come da mitologia e cronaca, ma c’è qualcosa di più – ed è quel che fa di questo libro una rarità nel suo genere: c’è la vita minuta, quotidiana dei suoi personaggi, descritta nei minimi particolari. Come e cosa mangiano (quando mangiano); dove e come vivono; cosa sono costretti a fare o a subire per portare a casa pochi dollari; come amano, come sparano, come muoiono. Le pagine che Lansdale dedica alla storia d’amore fra il nostro eroe e la bellissima, sfortunata Win sono commoventi; quelle sull’amicizia con Bronco Bob sono sorprendenti quanto invidiabili.
Dimenticate insomma gli spaghetti-western; qui semmai siamo in area Sergio Leone, o ancora meglio in area Clint Eastwood – quello del suo strepitoso film del 1992, Gli Spietati. La storia di Willie – che diventa prima Nat Love e infine Deadwood Dick nei romanzi che narrano già al suo tempo le sue straordinarie avventure – è quella di un uomo che, anche quando è costretto a commettere le peggiori nefandezze, non perde di vista la strada che avrebbe potuto percorrere più tranquillamente se non gli fosse capitato di essere un Nero in un mondo di Bianchi. Ricorda qualcosa, vero?

Valerio Fiandra

(24 novembre 2016)