Fondazione beni culturali ebraici
Dario Disegni confermato presidente

Obiettivi più ambiziosi, tante idee in cantiere e molto gioco di squadra, a fronte di risorse economiche sempre più scarse, che rendono necessario intensificare il fund raising.
È questo lo scenario del prossimo triennio delineato da Dario Disegni per la Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia, il cui Consiglio lo ha confermato ieri per acclamazione nel ruolo di Presidente. La onlus costituita nel 1986 dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, riunitasi per rinnovare le cariche sociali, discutere e mettere ai voti il bilancio preventivo e il documento programmatico per il 2017 – entrambi approvati all’unanimità –, ha sottolineato come la gestione Disegni abbia segnato una svolta. A testimoniarlo, un lungo elenco di risultati eloquenti: una maggiore conoscenza e visibilità della Fondazione nel mondo ebraico italiano, anche per merito delle mostre promosse a Roma sulle artiste ebree del Novecento, a Torino su “Judaica Pedemontana” e a Firenze sui libri colpiti dalla furia dell’Arno mezzo secolo fa. E poi la costruzione di una rete con le istituzioni culturali ebraiche in Italia, dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis) ad altri musei ebraici, dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) ad archivi e biblioteche. La creazione di un nuovo portale, la ripresa del progetto di catalogazione del patrimonio, lanciato alla fine degli anni Ottanta e rimasto incompiuto, i restauri, le attività di ricerca, i convegni e le pubblicazioni.
Disegni, che vanta un curriculum più che ventennale nel mondo delle fondazioni e delle istituzioni culturali e museali, culminato lo scorso gennaio con la nomina alla guida del Meis da parte del ministro Dario Franceschini, ha tirato le somme del mandato appena conclusosi, parlandone come di un’esperienza “entusiasmante, anche grazie a un Consiglio che, costituito per la prima volta tramite un bando, ha portato nella Fondazione personalità molto attive nel mondo della cultura, a partire dai vicepresidenti Renzo Funaro e Annie Sacerdoti (confermati fino al 2019, ndr)”.
Come ha sottolineato la Presidente UCEI, Noemi Di Segni, “la Fondazione è stata fortemente voluta per professionalizzare la cura e l’approccio ai beni culturali, oggi un settore strategico in un quadro di emergenza finanziaria e sociale. Le cose da fare sono tantissime e la Fondazione dovrà cercare di lavorare in sintonia con altri soggetti e centri di progettualità, per far emergere i beni culturali come canale di promozione della conoscenza dell’ebraismo verso l’esterno. Per questo, nel dare un assetto al Consiglio, abbiamo favorito la massima diversificazione possibile, sia in termini di appartenenza geografica che di competenze dei componenti”.
Impegnandosi a “proseguire il percorso intrapreso, in costante raccordo con le linee dell’Unione, di cui di fatto siamo il braccio operativo nel settore dei beni culturali”, Disegni ha passato in rassegna i principali campi di intervento della Fondazione, abbinandoli uno per uno a progetti ben precisi: dall’aggiornamento della catalogazione del patrimonio culturale ebraico, destinato a confluire in un Centro del Catalogo presso il MEIS di Ferrara, al restauro di beni culturali ebraici come il cimitero di Valdirose (Gorizia), le catacombe di Villa Torlonia, i libri antichi e i Sifrè Torah. Dal progetto della Fondazione di formare archivisti e bibliotecari, che ha già suscitato l’interesse della Rothschild Foundation e della National Library of Israel, al completamento della mappatura dei “luoghi imperdibili” dell’Italia ebraica sul proprio sito, oltre all’ideazione di un’altra mostra di forte richiamo. Inoltre, il bando di un’ulteriore borsa di ricerca che, insieme a convegni e a pubblicazioni, faccia progredire l’approfondimento del patrimonio culturale ebraico in Italia, per non parlare del servizio di assistenza e consulenza su cui le Comunità potranno contare in materia di conservazione, restauro, valorizzazione dei beni e accesso alle fonti di finanziamento.
Tutti traguardi praticabili, a giudicare dal Consiglio della Fondazione che, tra conferme e novità, schiera alcuni dei più autorevoli esperti del settore: Alberto Boralevi, Serena Di Nepi, Andreina Draghi, Loretta Kajon, Ricardo Franco Levi, Renata Segre, cui si aggiungono i revisori Roberto Steinhaus, Antonella Corradi e Maurizio Nacamulli. Ma senza perdere di vista, come ha prudentemente rimarcato Disegni, che “non si potrà più fare affidamento solo sui contributi ordinari garantiti dall’UCEI e dal MiBACT, che dal 2016 ci ha inseriti nella tabella triennale delle principali istituzioni culturali del Paese, ma bisognerà continuare a sensibilizzare anche le fondazioni, soprattutto bancarie, i privati e, sui progetti di particolare rilievo, l’Unione Europea”.

Daniela Modonesi

(29 novembre 2016)