MUSICA E LINGUAGGI Bob Dylan, un sentiero di dipinti
“Penso che la chiave del futuro sia in ciò che rimane del passato. Che devi essere in grado di padroneggiare gli idiomi del tuo tempo prima di poter avere una qualunque identità nel tempo presente. Il tuo passato inizia nel giorno in cui nasci, e non tenerlo in considerazione vuol dire auto-ingannarsi su chi si è veramente”. Chissà se il cantautore americano Bob Dylan, oltre ai citati impegni precedenti, aveva in mente anche questi principi di vita nel declinare l’invito a Stoccolma per ritirare il Premio Nobel per la Letteratura assegnatogli quest’anno. La citazione, opera dell’artista stesso, proviene dal testo di presentazione di una mostra a lui dedicata presso la Halcyon Gallery di Londra. Che fino al prossimo 11 dicembre, racconta un lato di Dylan inedito: non la sua musica, ma i dipinti.
“Quando la Halcyon Gallery ha suggerito di ritrarre i paesaggi americani per una mostra, non hanno dovuto ripeterlo due volte. Dopo qualche chiarimento, ci ho messo il cuore e ho iniziato a correre. Il tema di questi lavori è il fatto di avere qualcosa a che fare i panorami del paese: come lo puoi vedere incrociando la terra e guardandola per quello che vale. Rimanendo fuori dal modo di pensare convenzionale e viaggiando per le strade secondarie, da anima libera” si legge ancora nell’introduzione alla rassegna firmata dall’artista.
Intitolata “The Beaten Path” (Il sentiero battuto), la mostra racconta angoli degli Stati Uniti “essenziali, iconici e quotidiani” sottolinea la recensione apparsa su Vanity Fair. Autostrade, ponti, gelaterie, un famoso deli di Manhattan appaiono su tele in colori brillanti o tenui, come usciti da un sogno a occhi aperti in qualche modo contiguo alla realtà.
“Davanti a ogni quadro, l’osservatore non deve domandarsi se ciò che vi appare è un oggetto reale o un’illusione. Se il visitatore si recasse nel luogo che ha ispirato il dipinto, vedrebbe esattamente la stessa cosa. È ciò che ci unisce tutti,” conclude Dylan.
Rossella Tercatin