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…auguri

A volte certi piccoli episodi che osserviamo non hanno nessuna rilevanza reale e semplicemente distraggono l’attenzione dal corso principale degli avvenimenti. A volte invece anche un’inezia può essere il sintomo di qualcosa di più grosso che sta maturando. Quello che segue è un piccolo esempio di che cosa sta succedendo o potrebbe avvenire in America dopo l’elezione di Donald Trump. Da anni durante il mese di dicembre, nei media americani e anche nei quotidiani scambi di corrispondenza si è instaurata l’abitudine di salutare con l’espressione “Auguri di fine anno” invece del tradizionale “Buon Natale”. E questo per due motivi: il rapido aumento della secolarizzazione e del multiculturalismo nella società americana; e anche la frequente simultaneità della festa di Natale con quella di Chanukkah. La forma più generica di augurio si applica quindi senza ferire una popolazione molto più vasta rispetto a quella cristiana, in un clima di amicizia ma anche di correttezza politica che cerca di evitare l’imposizione di una cultura o religione a persone che appartengono a diversa persuasione. Giorni fa, nel discorso conclusivo di ringraziamento al termine della sua vittoriosa campagna elettorale, Trump davanti a uno stadio affollato solamente da bianchi nella città di Mobile, Alabama, ha concluso con queste parole: “Buon Natale a tutti: è vero che ora possiamo finalmente dire nuovamente Buon Natale?”. Senza esagerarne la portata, il significato di questa frase potrebbe essere questo: “Basta con la correttezza politica, ci siamo riappropriati della nostra America, che è bianca e cristiana, e tutti gli altri – non-bianchi, non cristiani – che si adeguino finalmente”. Se questo fosse vero, saranno degli Stati Uniti meno tolleranti e meno disposti a includere, meno amichevoli rispetto alle minoranze, agli altri e ai diversi quelli che intende portare avanti Donald Trump. E questo già ora suscita nervosismo in tutti coloro che pensano che l’era di libertà e di tolleranza di cui hanno ampiamente usufruito sia destinata a terminare presto.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

(22 dicembre 2016)