SOCIETA’ Numeri, percezioni errate e realtà. La post-verità nelle nostre teste
I social network ancora non esistevano e l’informazione su internet cominciava appena a prendere piede, ma all’inizio degli anni 2000, suscitò in Italia una certa impressione la notizia che, secondo un sondaggio condotto dall’emittente Radio 2, oltre il 40 per cento degli ascoltatori era convinto che gli appartenenti alle comunità ebraiche nel paese fossero 50, se non 100 volte più numerosi della realtà. Oltre dieci anni dopo, nel tempo dell’affermazione sempre più preponderante della “post-verità”, di quelle situazioni in cui “i fatti oggettivi sono meno capaci di influenzare l’opinione pubblica rispetto al fare leva sulle emozioni o sulle opinioni personali”, le errate percezioni diventano spesso il baricentro dello scontro politico e sociale, oltre ad amplificare paure, rabbia e frustrazioni.
Il Rapporto Globale dell’Anti-Defamation League per il 2015 (pilastro americano della lotta all’antisemitismo e al razzismo) rivelava che quasi un intervistato su cinque è convinto che la popolazione ebraica nel mondo ammonti a oltre 700 milioni (con un dato vero che si aggira intorno ai 14), denunciando come coloro che esprimono questa opinione sono facilmente sostenitori di teorie antisemite.
Uno studio simile su una varietà di argomenti è stato pubblicato negli scorsi giorni dalla società britannica di indagini statistiche Ipsos Mori. Minoranze, benessere economico, appagamento personale, spesa sociale, alcuni degli oggetti del rapporto, che fotografa una frattura profonda tra dati reali e numeri nella testa della società. Per esempio, in ciascuno dei 40 paesi dove è stato condotto il sondaggio (tra settembre e novembre 2016), gli intervistati hanno indicato una percentuale di concittadini pronti a dichiararsi “felici” inferiore a quella vera: negli Stati Uniti, a fronte del 90% di persone soddisfatte, la percezione espressa è stata di una percentuale del solo 49 per cento. In Francia si riporta il 41 per cento a fronte dell’83, in Gran Bretagna le cifre parlano di 47 e 92.
Tra i quesiti anche una domanda relativa al numero di abitanti di fede musulmana ogni 100 residenti. Se in Francia sono 7,5, gli intervistati hanno risposto 31, in Gran Bretagna 15 a fronte di 4,8, negli Stati Uniti 17 a fronte di 1, in Italia 20 contro 3,7.
Proprio per l’Italia però arriva una parziale buona notizia. Secondo “l’Indice di Ignoranza” sviluppato da Ipsos sulla base dei dati raccolti, la Penisola si piazza infatti nella top ten dei paesi più accurati, dietro a Olanda, Gran Bretagna, Australia, Germania, Malesia, ma davanti a Francia, Danimarca, Stati Uniti, che addirittura vengono battuti solo da Sud Africa, Cina e India, il paese con il più alto tasso di ignoranza in assoluto.
Spunti su cui vale la pena riflettere. Se infatti i primi produttori di “fake news”, le notizie false a cui i colossi internet stanno lentamente cercando di porre un argine, diventano le nostre teste, il problema rischia di essere molto più profondo di ciò che può risolvere un click.
Rossella Tercatin