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ORIZZONTI ‘Rent-a-Jew’ contro l’antisemitismo. Una nuova iniziativa in Germania

rentajewIl titolo, per stessa ammissione dei suoi ideatori, può suonare provocatorio se non addirittura offensivo. Eppure l’obiettivo di “Rent-a-Jew” è tutt’altro che offendere, anzi: offrire un nuovo strumento, informale e immediato, per diffondere la conoscenza dell’ebraismo e degli ebrei in Germania.
“La Germania è un paese di circa 81 milioni di abitanti – soltanto 200mila dei quali sono ebrei. Come conseguenza, la maggior parte dei tedeschi non hanno mai incontrato una persona di religione ebraica, nonostante la Shoah sia un tema onnipresente nella vita pubblica e nei libri di scuola. Molti ebrei, d’altra parte, vogliono essere visti come più che comuni stereotipi, considerati più che vittime. Ed è qui che Rent a Jew entra in gioco”, si legge sul sito dell’iniziativa, che è stata lanciata da Jüdisches Medienforum con il supporto della European Janusz Korczak Academy e la collaborazione dell’Agenzia ebraica di Israele.
Il meccanismo previsto è semplice: gruppi e istituzioni del mondo dell’educazione o dell’associazionismo religioso, scuole, comunità, enti culturali possono rivolgersi all’organizzazione perché mandi loro un appartenente alla comunità ebraica tedesca. Non per una conferenza, ma per una chiacchierata, per raccontare la propria vita e il proprio ebraismo, in un incontro faccia a faccia.
“Vogliamo dare alla gente la possibilità di parlare con la comunità ebraica. Vogliano fare in modo che si rendano conto che siamo persone normalissime” ha spiegato la portavoce dell’iniziativa Mascha Schmerling come riportato dal quotidiano britannico Telegraph, sottolineando che la speranza è che il nome del progetto (che anche nel sito dell’organizzazione rimane in lingua inglese e non nella sua traduzione tedesca) aiuti ad innescare il dibattito sull’argomento.
D’altronde, la Germania non è nuova a iniziative fuori dall’ordinario: nel 2013, il prestigioso Museo ebraico di Berlino aveva lanciato la mostra “Jew in a box”, “l’ebreo nella scatola”: un percorso costruito sulle domande più frequenti poste dai visitatori lungo il corso degli anni, che culminava con un esponente della comunità in carne ed ossa che, seduto sul divanetto in una cabina di plastica, era a disposizione del pubblico per qualsiasi tipo di domanda. Le polemiche non erano mancate. Ma gli animatori di Rent-a-Jew (un gruppo che si definisce di “giovani professionisti tra i 20 e i 40 anni”) sembrano avere le idee chiare, come dimostra la presentazione postata sul loro sito: “Per centinaia di anni è stato sostenuto che gli ebrei valgono meno degli altri. Siamo stufi di queste affermazioni. E crediamo che l’umorismo mescolato a un po’ di faccia tosta sia il modo migliore per confutare vecchi stereotipi e pregiudizi e per mostrarne l’assurdità”.

Rossella Tercatin