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Jihadismo in Italia, web e carceri
scuole di radicalizzazione

rassegna“Da noi meno radicalizzazione che in altri Paesi”, ha spiegato il Primo ministro italiano Paolo Gentiloni “ma questo non ci deve indurre a sottovalutare” il fenomeno. Parole arrivate a margine dell’incontro con il ministro dell’Interno Marco Minniti e con la commissione di studio del fenomeno dell’estremismo jihadista nel nostro Paese. Secondo gli esperti, non basta la sola repressione, pur efficace, ma bisogna attivare processi di integrazione per evitare la radicalizzazione islamista. “Bisogna lavorare alla deradicalizzazione incanalando queste persone in un percorso di integrazione”, ha dichiarato Minniti. E uno dei luoghi più a rischio, come in altri Paesi, anche in Italia sono le carceri: “Le prigioni sono uno degli elementi di un discorso più ampio di interazione tra lo Stato e le comunità islamiche”, ha spiegato il ministro dell’Interno. Ma finora, sottolinea il Sole 24 Ore, il progetto di contrasto è andato a rilento: “il protocollo siglato a fine 2015 dal ministero della Giustizia con l’Ucoii per l’accesso degli imam dietro le sbarre – spiega il quotidiano – si è arenato spesso davanti alla difficoltà di selezionare adeguatamente le guide spirituali da inviare tra i detenuti”.
Altro grande problema è la rete. “Negli ultimi anni si è assistito alla crescita di una embrionale comunità jihadista italiana sul web, in particolare su alcuni social network”, avverte la commissione. L’attività si sta espandendo su sistemi di messaggistica come Telegram. E preoccupa, spiega il Sole 24 Ore, anche per l’attrattività che esercita su minori (pure 12-13enni) e donne. Contro il reclutamento jihadista online, racconta il quotidiano economico, si sta muovendo il governo francese che ha creato un sito dedicato stop-djihadisme.gouv.fr, con anche “un call center per aiutare i parenti a capire se i propri congiunti stanno per diventare terroristi islamici”.

Israele, dibattito aperto sul caso di Hebron. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto nelle scorse ore la grazia per il soldato condannato da un tribunale militare israeliano per aver ucciso un terrorista palestinese ferito e disarmato. Una questione che sta dividendo l’opinione pubblica israeliana e che è arrivata anche in Italia. I quotidiani nostrani però spesso dimenticano di ricordare che il palestinese ucciso era un terrorista che aveva attaccato i soldati come nell’articolo intervista pubblicato oggi da La Stampa con protagonista lo scrittore David Grossman. Si parla infatti di “palestinese ferito e inerme”, senza però spiegare perché fosse stato ferito. Rispetto al pensiero di Grossman, secondo lo scrittore, “La richiesta di perdono di Netanyahu è oltraggiosa perché giunge nel mezzo di un procedimento giudiziario non ancora chiuso, è una violazione della legge, non se ne sarebbe dovuto neppure discutere prima dell’appello, della Corte Suprema, prima di un pentimento del soldato”.

L’Ilo e il progetto a Gaza. Avvenire racconta il programma realizzato dall’Ilo, Organizzazione mondiale del lavoro delle Nazioni unite, nella striscia di Gaza per promuovere il commercio ittico. “Era nato come un progetto di un anno solo, nel 2013, ma poi l’Ilo ha deciso di prolungare il programma d’aiuto finanziato dal Kuwait, soprattutto dopo gli effetti nefasti dell’ultima guerra tra Israele e Gaza scoppiata nell’estate del 2014”, scrive il giornale. Il Fatto Quotidiano parla invece della questione demografica che divide israeliani e palestinesi, definendola arma in mano a questi ultimi.

Il vino sardo che ha conquistato Israele. Una giovane etichetta sarda è fra i vini premiati con la medaglia d’oro al Terravino 2016 in Israele. Si tratta del rosso Tiros dell’azienda Siddùra (foto), attiva da sei anni in Gallura a Luogosanto. Questo Igt Colli del Limbara del 2013 — selezionato a Tel Aviv da una giuria fra 615 vini di tutto il mondo — ha diviso il podio con altre tre bottiglie di storiche cantine italiane: il Lugana Riserva 2013 di Zenato, nota etichetta della Valpolicella, e i toscani Brancaia 2010, della famiglia Widmer e Memoro dell’antica azienda Piccini (Corriere).

Napoleone Yehuda Jesurum (1929-2017). Il Corriere ne ricorda oggi la scomparsa: “Manager brillante, creativo e internazionale”, scrive il quotidiano, “è stato responsabile della pubblicità e dei periodici in Rizzoli, a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Estroverso e gran signore, lo ricorda il giornalista Paolo Occhipinti che ha lavorato con lui in quegli anni. E animato da una ‘frenesia del fare’ che, come ha riconosciuto poi lo stesso Jesurum in un libro autobiografico (Storia di una normalità negata) lo portava a inseguire una voglia di normalità che a lui, giovane ebreo negli anni difficili delle persecuzioni razziali, le vicende della storia non avevano concesso: e difatti nel libro ricorda l’espulsione dalla scuola elementare, la fuga in Svizzera e il ritorno in un’Italia ormai sconosciuta”.

I mondi di Primo Levi in mostra. Rimarrà aperta fino al 19 febbraio al museo di Scienza e Tecnologia di Milano la mostra dedicata allo scrittore e Testimone torinese. iIl senso di questo progetto, spiegano ad Avvenire i curatori Fabio Levi e Peppino Ortoleva, sta nel far scoprire allo spettatore “la coerenza che lega insieme tante avventure letterarie apparentemente distanti l’una dall’altra: i toni duri ma sempre pacati della testimonianza dell’orrore, quelli quasi mozartiani del viaggio nella materia, fino all’umorismo di altre narrazioni. Sta nel portarlo dentro il laboratorio della scrittura per visitare il mondo che è al centro di tutti gli altri, quello personalissimo di uno dei grandi della cultura del Novecento”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(6 gennaio 2017)