amici…
Oggi, 17 gennaio, è il giorno in cui la Chiesa cattolica, da ormai 27 anni, dedica alla conoscenza e al dialogo con l’ebraismo. Per dare un senso autentico e realistico ai vari incontri di oggi e di quelli che seguiranno, si dovrebbero posporre gli alti discorsi filosofici e dottrinali, sui quali, tra l’altro, non troveremo sostanziali convergenze, per mettere l’accento sul legame indissolubile tra il popolo ebraico e lo Stato di Israele. Ai nostri amici cristiani che desiderano approfondire le radici ebraiche dobbiamo far capire che la nostra storia è la continuazione ininterrotta di una realtà socio – religiosa in cui la Torah, il popolo e la Terra formano un intreccio, un tutto inscindibile. Se nella definizione stessa di dialogo tra culture differenti è implicita l’esigenza di entrare in rapporto con l’altro nella sua completezza è chiaro che se si mette in dubbio uno solo di questi tre elementi, usare il termine dialogo diventa assolutamente improprio e il superamento di alcuni rifiuti cede il passo a nuovi modi di avvalorare il rifiuto.
Per noi ebrei accanto al concetto di una “Gerusalemme celeste”, c’è una Gerusalemme terrestre, con la sua vita quotidiana, con un suo Stato sovrano, e con i suoi cittadini che vanno salvaguardati e rassicurati e chiunque va a braccetto e offre legittimità a chi vuole la nostra “sostituzione”, sia politica, che religiosa, non può essere considerato nostro amico.
Roberto Della Rocca, rabbino
(17 gennaio 2017)