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…inquietudini

Per molti anni ho pensato che l’antisemitismo, nella sua forma tradizionale del XX secolo, legata al razzismo, non avesse più spazio, che si trattasse, sia pur con oscillazioni e momenti di crescita, di un fenomeno residuale. Ho cambiato idea.
L’evento più inquietante è naturalmente quanto sta succedendo nell’America di Trump, dove un suprematista bianco, seguace di Julius Evola, è capo stratega del Presidente. Seguace quindi di un fascista considerato fra i principali teorici del razzismo. Come stupirsi che ne seguano la caccia allo straniero e il rapido declino delle garanzie democratiche? È questa, diretta da un razzista antisemita, la politica che il governo israeliano segue con spirito benevolo? Ma anche in Europa non scherziamo. Lasciando da parte il destino dei paesi che facevano parte del blocco comunista, come l’Ungheria e la Polonia, cosa dire della Francia che rischia di avere al potere il partito di Marine Le Pen? La quale, dopo essersi distanziata a lungo dall’antisemitismo di suo padre, ora lo ritira fuori, a proposito della doppia cittadinanza degli ebrei francesi. È segno che anche l’antisemitismo, dopo il razzismo, è in via di essere sdoganato. Nel nostro piccolo, anche noi italiani facciamo la nostra parte consentendo ciò che non era riuscito, sessant’anni fa, a Tambroni. Che la città medaglia d’oro della Resistenza ospiti un congresso internazionale di neonazisti e li protegga con la polizia. Che dire? che fare?

Anna Foa, storica

(13 febbraio 2017)