Qui Torino – 1938, le immagini dell’infamia

Schermata 2017-02-17 alle 14.16.21Anche se il 27 gennaio sembra ormai lontano, a Torino sono ancora molte le iniziative legate al Giorno della Memoria. Tra queste rientra quella promossa dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, che ha proposto al pubblico torinese la proiezione del cinegiornale Luce relativo alla visita di Mussolini alla città di Trieste del 18 settembre 1938. L’importanza specifica di questo filmato sta nel fatto di contenere i diciotto minuti essenziali dell’annuncio dell’introduzione delle Leggi razziste in Italia.
Ad introdurre la proiezione Paola Olivetti, Direttrice dell’Archivio Cinematografico della Resistenza, ricordando che il film documento era stato ritrovato da Paolo Gobetti alla fine degli anni Settanta, il quale sosteneva che fosse fondamentale per conoscere la storia analizzare le fonti senza pregiudizi alcuni. Ad analizzarne i contenuti sono Fabio Levi, direttore del Centro studi Primo Levi e Franco Prono, docente dell’Università di Torino.
Ciò che emerge in maniera lampante, spiega Fabio Levi, è la “recita corale dei simboli del fascismo”, fatta di due voci, quella tonante del duce e le grida all’unisono della folla. Altro elemento la retorica: il discorso infatti si può suddividere in quattro parti: la situazione internazionale del settembre del 1938: Mussolini sceglie non a caso Trieste, simbolo del confine estremo orientale, per dire con forza che se guerra ci sarà, l’Italia starà dalla parte della Germania. La seconda parte del discorso è dedicata agli ebrei, raro esempio di discorso pubblico sul tema delle persecuzioni. “Il razzismo fascista non ha l’intima coscienza del razzismo nazista”, spiega Levi e mette in luce come durante il discorso Mussolini faccia un distinguo tra ebrei più aggressivi e quelli più disponibili che hanno servito in passato la patria. “Mussolini non punta a costruire una teoria coerente, quello che gli interessa è avere strumenti utili in quel momento. Poi le promesse per il benessere della città, tra cui l’annuncio di voler costruire una grande università. Infine le ultime parole: l’apoteosi finale nelle parole “Roma è qui”, dove il Duce si appella all’unità della forza tra il popolo e il suo capo.
È poi Franco Prono a proseguire con l’analisi degli aspetti di regia e montaggio: “È tutto costruito a tavolino”, taglio e montaggio delle parti sono funzionali a ciò che l’Istituto Luce voleva far vedere al proprio pubblico. Il filmato si può suddividere in tre parti, tre capitoli narrativi: l’arrivo glorioso del Duce a Trieste, il discorso e la visita che Mussolini fa delle varie fabbrica della città. La parte più interessante risulta essere il discorso, smontato e rimontato stravolgendo palesemente l’ordine cronologico delle parole con finalità ben precise. Così si può supporre che le stesse reazioni della folla siano tagliate e a volte ripetute per dare più enfasi alle varie parti del discorso. Infine l’analisi dei gesti del Duce, all’inizio più agitato e poi fermo immobile per l’intero cerimonia in piazza.

Alice Fubini

(17 febbraio 2017)