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LETTERATURA Scarti d’Autore

scartiGiuseppe Marcenaro / SCARTI / Il Saggiatore

Certe letture assomigliano a una mano di poker. Raccogli le cinque carte, le guardi per la prima volta. Sono cattive? Uscirai dal gioco, o ne cambierai molte, e se non migliorano, ti sfilerai. Hai carte promettenti? Ci penserai bene, cercherai di sostituire quelle che meno si avvicinano al risultato migliore possibile, e te la giocherai. E se il mazziere ti consegna una scala reale servita? E te ne rendi conto poco a poco, ansioso, spizzandole una alla volta – pollice e indice millimetrici, occhi eccitati e famelici – fino a scoprire che davvero hai una mano di quelle che ti stanno per far dire “Servito” alla domanda “Quante carte?”.

Bene, l’ho pronunciato io quel verbo raro a poker quanto in libreria – dopo aver letto con crescente piacere e adeguato timore le trecento pagine divise in novantaquattro parti di questo libro eccezionale. Vero divertissement per lettori curiosi, SCARTI – di Giuseppe Marcenaro (Il Saggiatore, 19 Euro) è un album di figurine degno della Coppa dei Campioni della Scrittura, un omaggio al rallentatore delle partite che hanno disputato fuori dal loro campo di gioco.

Il sottotitolo dice già quasi tutto: “Appunti, lettere, scartafacci. Viaggio nel regno dimenticato della letteratura”. L’introduzione – che una volta tanto va letta prima di immergersi nel mare d’inchiostro cui affluisce – è una specie di saggio, in forma di amichevole confessione, sull’importanza della letteratura non meno che sulla sua marginalità. Scritta con umorismo, passione vera e nessuna auto indulgenza, è una dichiarazione d’amore tanto all’effimero quanto al duraturo.

Montale, Stendhal, Saba, Leopardi, Marin, Valery, Rimbaud, Svevo, Joyce – e anche meno noti grandi scrittori e giornalisti usavano la penna anche quando non componevano; scrivevano agli amici, annotavano libri, conservavano fatture. Un indice dei nomi avrebbe preso quasi altrettante pagine, tali e tanti sono gli incroci e i nodi che Marcenaro sbroglia, raccontando minuzie che restituiscono tesori. Sono Ritratti dell’Autore Come Uomo Comune, ma vanno a completare la nostra idea a proposito delle opere che ci hanno lasciato.
Marcenaro, in non più di tre pagine per capitolo, ci porta dentro all’autore attraverso la cartolina, l’appunto, lo scontrino, la nota a margine, la lista della spesa; la sua erudizione, cultura e capacità di connessione sono sue ancelle in questo libro, non pompose maschere del nulla, come accade sovente. E la lingua, che lingua! Italiano, buon italiano, finalmente! Se vi sembrerà un po’ aulico o barocco, esultate: ce ne fossero di scrittori come lui, che sanno maneggiare tutte le possibilità della nostra lingua madre, e – lo ripeto – senza virtuosismo inutile, senza né fola né sgarbo.
Ci sarà mai in futuro un Marcenaro che vorrà e potrà rintracciare gli appunti, le liste, i biglietti, gli scontrini e le annotazioni a margine degli artisti di oggi? Ora che sono per lo più seppellite in evidenza, dentro la pattumiera virtuale del web? C’è da augurarselo, se non altro perché si scoprirebbero i bluff di alcuni, i colori di altri. Ma, per il momento, sia lode al Mazziere Marcenaro, che ci ha servito bene ottime carte.

Valerio Fiandra