Il film della vergogna e l’Anpi
“Un film dal titolo infame si aggira per l’Italia. E si trasforma in una cartina di tornasole sulla confusione mentale di un pezzo della sinistra nostrana, a cominciare dall’Anpi, la benemerita associazione dei partigiani”. Così il Corriere della Sera, in un articolo richiamato in prima pagina, parlando oggi della polemica sulla proiezione a Biella, patrocinata dall’Anpi locale, del film antisemita “Israele, il cancro” dell’attivista filopalestinese Samantha Comizzoli. Come ricorda il Corriere, nell’articolo a firma di Goffredo Buccini, la proiezione inizialmente prevista in una scuola è stata bloccata dalla Provincia, grazie alla mobilitazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e di altre associazioni. La presidente dell’UCEI, riporta Buccini, ha parlato di “fatto gravissimo”, in un lettera indirizzata al presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia. “Una sezione non si identifica con l’Anpi… manifestazioni di disprezzo e odio ritengo non servano mai a nessuna causa”, la spiegazione di Smuraglia. Parole che il Corriere definisce molto caute, parlando poi di “mutazione genetica dell’Anpi, decisa al congresso di Chianciano del 2006 per ovvi motivi di anagrafe e sopravvivenza. L’associazione si è aperta a sinistra, riguadagnando nei tre anni successivi trentamila iscritti tra i ‘giovani antifascisti’”, tra questi, anche frange più estreme che confondono democrazie come Israele con regimi come quello iraniano. E scelgono di portare in sala film che si squalificano già dal titolo.
Israele, il centro della security. Nel 2016, dati ufficiali, il 15 per cento degli investimenti privati mondiali in sicurezza digitale sono finiti in aziende israeliane, racconta oggi il Quotidiano Nazionale: le start up del settore sono tra 450 e 500 e ogni anno se ne aggiungono 40-50. Si tratta dunque di un settore in forte espansione, in cui Israele si sta affermando sempre più tra i leader mondiali come dimostrano le Olimpiadi di Rio dello scorso anno: un consorzio israeliano si era infatti aggiudicato il maxi appalto da 2,2 miliardi di dollari per garantire la cyber sicurezza dei Giochi in Brasile.
A Roma per parlare di migranti. Il ministro dell’Interno Marco Minniti sta organizzando un summit a Roma tra partner europei, con Italia, Germania e Francia in prima fila, assieme ai Paesi del Nord Africa per gestire la crisi dei migranti con centri di selezione e controllo. È quanto scrive il Corriere della Sera a cui il ministro ha spiegato che l’Italia sta “ concludendo accordi per fermare i flussi dei migranti in Niger, si sta lavorando con l’Etiopia, ma la cosa va ampliata e deve essere europea, non solo italiana”. Il problema tocca anche la questione terrorismo, sottolinea Minniti, perché “l’Isis sta perdendo terreno a Mosul e Raqqa. Non è escluso che i suoi militanti in fuga non possano unirsi alle rotte dei migranti”. Il quotidiano sottolinea inoltre la rapidità d’azione del ministro che dalla sua nomina tre mesi fa “ha spinto per la riapertura dell’ambasciata italiana a Tripoli; i suoi recenti accordi con i sindaci del Fezzan, nel profondo deserto libico meridionale; l’istituzione di ‘corridoi umanitari’ dal Libano assieme alla Comunità di San-t’Egidio e alla Tavola Valdese dove gli agenti italiani comunque verificano l’identità e la legittimità delle domande dei richiedenti asilo”.
Pizzaballa e la questione israelo-palestinese. “Non vedo pace all’orizzonte”, così monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, parla della questione del conflitto tra israeliani e palestinesi in un’intervista a Famiglia Cristiana. Con Trump o un’altra amministrazione non cambia nulla. – le parole di Pizzaballa – I cambiamenti sul territorio ci saranno quando le due parti, israeliani e palestinesi, vorranno realmente, e non soltanto virtualmente, incontrarsi per arrivare a un accordo”. Nell’intervista, Pizzaballa è molto critico rispetto alla politica israeliana mentre non c’è praticamente menzione delle contraddittorietà interne al mondo palestinese.
Torino legge Primo Levi. Secondo appuntamento all’auditorium del Grattacielo di Intesa San Paolo del ciclo “Trent’anni dopo-Primo Levi e le sue storie”, che la banca dedica al grande intellettuale torinese, scienziato, narratore e testimone della Shoah, nel trentennale della morte. Il progetto è a cura di Giulia Cogoli, con la consulenza degli studiosi e curatori dell’opera di Levi Marco Belpoliti — che introduce la lettura — e Domenico Scarpa mentre la protagonista sarà l’attrice Sonia Bergamasco. In programma, racconta Repubblica Torino, pagine dei racconti “Alcune applicazioni del Mimete”, “Psicofante”, “Naso contro naso”, “Il passa-muri” e le poesie: “Cuore di legno”, “12 luglio 1980”, “Alla Musa”.
Daniel Reichel twitter @dreichelmoked
(9 marzo 2017)