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Germania, attentato alla stazione
La polizia: “Non è terrorismo”

rassegnaIeri un uomo ha attaccato, armato d’ascia, i viaggiatori nella stazione di Düsseldorf, in Germania. L’assalitore è stato arrestato ed è stato a sua volta ferito, mentre eventuali complici sarebbero ricercati. Sette persone sono rimaste ferite nell’attacco. Una in modo grave, ma non sarebbe in pericolo di vita, riporta il Corriere. Secondo le ultime ricostruzioni, l’attacco non è riconducibile al terrorismo islamista. Per il quotidiano locale Rheinische Post l’attentatore sarebbe un 36enne originario dell’ex Jugoslavia, con problemi psichici, e residente a Wuppertal. Secondo una testimonianza raccolta da Bild, un treno della S-Bah, è entrato alla stazione centrale di Düsseldorf e “un tizio è saltato fuori e ha cominciato a buttarsi con un’ascia sulla gente. C’era sangue dappertutto. Ho vissuto tante cose in vita mia, ma mai una scena del genere”.

Come è cambiata Gerusalemme. Sul Corriere Sette ampio reportage a firma di Micaela De Medici sulla Capitale israeliana, che, si legge nell’articolo ”a partire dal 2010 è stata protagonista di una vera e propria rinascita, tutt’ora in corso. Una rinascita che passa attraverso musei, festival, spazi creativi, hub destinati all’innovazione, senza dimenticare la riqualificazione di aree fino a pochi anni fa dismesse o degradate, trasformate oggi in vivaci luoghi di shopping e di ritrovo, animati dalla mattina fino a tarda notte”.

L’Ungheria antisemita. Alcune settimane fa il partito di estrema destra ungherese Jobbik ha chiesto di rimuovere a Budapest la statua dedicata al filosofo György Lukács (1885-1971) perché “ebreo e marxista”. “L’Ungheria è un Paese piccolo, ma spesso tragicamente anticipatore. – racconta Enrico Deaglio sul Venerdì di Repubblica – Qui nacquero il fascismo, le prime leggi antiebraiche e l’idea di pulizia etnica. Dopo trent’anni di democrazia, da dieci anni è al potere un uomo forte antisemita che costruisce muri, espelle immigrati, reprime zingari e, ora, fa sparire anche delle piccole statue in un piccolo parco: il filosofo ebreo e marxista — così antimagiaro — sarà sostituito da una statua di Santo Stefano, il fondatore dell’Ungheria. Non ci sono state particolari proteste, a livello internazionale; evidentemente Orbán sente il vento spirare dalla sua parte”.

Gutgeld e il taglio taglio della tasse. Il governo italiano vuole tagliare il famoso cuneo fiscale e per Yoram Gutgeld, commissario alla spending review e da anni consigliere economico di Matteo Renzi, si tratta di un provvedimento giusto. Ma, spiega al Corriere il parlamentare, “è preferibile che la riduzione vada tutta a favore dei lavoratori. Correggerebbe il problema della tassazione troppo alta che continuiamo ad avere sul lavoro. Avrebbe senso sia come intervento di sostegno sociale, sia per la crescita attraverso i consumi”.

Il canto dei muezzin. “In Israele la Knesset ha adottato, in via preliminare, due nuovi progetti di legge che regolamentano il canto del muezzin: un disegno di legge vuole impedire le chiamate alla preghiera dai minareti durante la notte, l’altro vuole vietarle del tutto nelle zone urbane”, riporta Libero. Sul tema c’è un forte dibattito in corso nell’opinione pubblica israeliana. Tra chi si era espresso contro l’iniziativa legislativa, il presidente d’Israele Reuven Rivlin.

Il convegno dei biblisti. A Venezia l’Associazione biblica italiana ha organizzato un convegno con studiosi italiani ed europei dall’inquietante e pericoloso titolo “Israele popolo di un Dio geloso: coerenze e ambiguità di una religione elitaria”. Come riportano i media oggi, diversi rabbini hanno preso posizione contro l’iniziativa (il Foglio). In particolare, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dall’Assemblea rabbinica italiana è stato chiesto, tra le altre cose, di ridefinire i temi del convegno perché non vi siano richiami a temi legati al pregiudizio antiebraico. L’obiettivo delle riflessioni, spiegano, deve essere sempre in un’ottica di apertura e dialogo e mai il contrario.

Il nazismo e i malati psichici. I dorsi romani del Corriere della Sera e del Messaggero raccontano della mostra dal titolo “Schedati, perseguitati, sterminati” dedicata allo sterminio dei malati psichici da parte dei nazisti. L’esposizione prende oggi il via al Vittoriano ed è stata portata in Italia dal Network Europeo per la psichiatria psicodinamica, in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria (SIP), con il Polo Museale del Lazio e con il patrocinio dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. “Questa mostra era necessaria. Per le tante persone uccise che la legislazione tedesca non riconosce ancora oggi come vittime delle persecuzioni. E perché il dibattito sui rifugiati visti solo come un peso o quello sull’eutanasia mostrano a tutti noi i rischi passati”, dice Frank Schneider, presidente della Società tedesca di psichiatria, che ha realizzato il progetto che nei prossimi mesi andrà poi a Bolzano, Venezia, Genova e Milano.

Rispetto per chi si converte. Dal Marocco è arrivata la notizia dell’abolizione della norma sull’apostasia, che prevedeva la pena di morte per chi abbandona la religione musulmana. Un’iniziativa portata avanti dal Consiglio superiore degli ulema, massima autorità religiosa del Paese, di cui scrive la storica Anna Foa sul settimanale dell’Osservatore Romano, analizzando anche le differenze tra cristianesimo, ebraismo e islam in materia di conversioni.

Sayed Kashua in America. “Un israeliano musulmano negli Usa dell’era Trump” così titola il Venerdì di Repubblica l’intervista rilasciata da Kashua, giornalista del quotidiano israeliano Haaretz, che ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti da Israele “perché non ce la faceva più. Non solo perché gli arabi gli davano del traditore al soldo degli ebrei, e gli ultrà israeliani dell’arabo amico dei terroristi. Per un motivo più profondo: perché gli era venuta meno la speranza”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(10 marzo 2017)