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Gas in Siria, Russia con Assad
e Putin blocca indagine Onu

rassegnaDopo il massacro vicino a Idlib in Siria, ci si aspettava una presa di posizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Invece, come raccontano i quotidiani oggi, “non passerà neanche la blanda risoluzione presentata da Francia, Gran Bretagna e Usa per costringere Bashar al Assad a collaborare con l’inchiesta” (Il Corriere). La Russia, che assieme all’Iran sostiene Assad, ha definito il documento come “inaccettabile” e “costruito su notizie false”. Per il Cremlino quello che secondo le ricostruzioni è stato un attacco chimico pianificato sarebbe un incidente: il gas custodito in un deposito dei ribelli, sarebbe esploso durante un bombardamento dell’aviazione di Damasco. Teoria a cui neanche gli Stati Uniti credono come dimostrano le parole di Donald Trump: “Mi sono ricreduto su Assad, ha oltrepassato ogni limite”. “Ad alcuni – scrive però Repubblica – sembra poco plausibile che il regime di Damasco, pur spietato con ogni opposizione, abbia voluto ‘strafare’ per ottenere non si sa bene quali vantaggi sul terreno, visto che gli stessi risultati militari potevano essere ottenuti con un bombardamento convenzionale, e la zona dell’attacco non ha nessun valore strategico. Al contrario, è provato che i jihadisti hanno cercato di mettere le mani su iprite e gas nervino e ne hanno già fatto uso sui civili”. Per ora, scrive il quotidiano, è presto per le certezze. Quello che è chiaro è che la popolazione civile siriana necessita di supporto e sostegno, che Israele, per tramite del suo presidente Reuven Rivlin, ha promesso di dare.

Napoli, Memoria scuola di pace. “Durante la Shoah gli ebrei in fuga, respinti dai Paesi che non volevano accoglierli, non avendo via di scampo, furono riportati dalle navi in patria e li trovarono la morte. Non possiamo compiere lo stesso errore oggi con i nostri fratelli che fuggono dai paesi in guerra”, parole del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, pronunciate nel corso del confronto a Napoli sul tema “La memoria fondamento della pace”. Al dibattito sono intervenuti anche il cardinale Crescenzio Sepe, il presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, l’assistente spirituale don Tonino Palmese e il direttore di Rai Vaticano Massimo Milone. “La pace è una parola e un termine sacro. In particolare – le parole del rabbino capo di Roma riportate da Avvenire – noi ebrei usiamo il termine shalom soltanto dopo aver pregato e compiuto i riti di purificazione delle mani: shalom è uno dei nomi di Dio e non può essere pronunciato invano. Cercare la pace significa dunque impegnarsi in un percorso, con tutta la fatica che comporta, è impegno e responsabilità”.

Milano: “Sumaya chiarisca”. Chiede chiarimenti e una forte presa di posizione contro il movimento che propugna il boicottaggio di Israele (Bds), la Comunità ebraica di Milano alla consigliera Comunale Sumaya Abdel Qader dopo le polemiche per la partecipazione di quest’ultima a un’iniziativa sulla questione palestinese organizzata da un gruppo Bds lombardo. La consigliera, riporta Libero Milano, ha affermato di non far parte in alcun modo del movimento per il boicottaggio. “Prendiamo atto con favore delle dichiarazioni della consigliera comunale Sumaya Ab-del Qader, laddove sottolinea di non fare parte del movimento Bds. – scrive la Comunità ebraica – Ma non basta; dalla Francia alla Gran Bretagna al Canada sempre più governi condannano pubblicamente questi gruppi, il cui unico scopo è andare contro l’intero popolo di Israele in maniera indiscriminata e razzista”.

MEIS di Ferrara, spazio alle domande. Che cos’è per te l’ebraismo? Come lo celebriamo? Dove ci incontriamo? Come mangiamo? Sono alcuni degli interrogativi che “Lo Spazio delle Domande”, la nuova mostra del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara pone al visitatore, stimolandola a trovare le risposte in modo originale e interattivo. Il percorso, che inaugura oggi alle 16, avvicina il pubblico al sistema-cardine (interrogarsi, cercare e sperimentare le risposte, appunto) della complessa e fiorente cultura ebraica (Resto del Carlino).

Picchiata perché vestiva all’occidentale. Il Tribunale dei Minori di Milano ha deciso di togliere temporaneamente alla famiglia una ragazza marocchina di 14 anni e di affidarla ad una comunità per i maltrattamenti subiti dai famigliari e denunciati dalla bambina stessa. Padre, fratello e madre sarebbero arrivati anche a frustarla perché – ha denunciato lei – vestiva e si comportava troppo da “occidentale” (Corriere della Sera e Repubblica).

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(6 aprile 2017)