JCiak – L’uccello dipinto

t100_novels_painted-birdLa Shoah vista dagli occhi di un bambino non è il più originale dei temi. Nel bene come nel male, il cinema ha esplorato la questione sotto infinite angolature. Viene subito in mente il controverso La vita è bella (1997) che valse l’Oscar a Roberto Benigni. E, per restare nel filone film tratti da libri, di recente si sono visti Tsili (2014) di Amos Gitai, storia di una ragazza che sfugge alla deportazione nascondendosi nei boschi, basato sull’omonimo romanzo di Amos Appelfeld e interamente girato in yiddish e Il grande quaderno di János Szász (2013), dal romanzo di Agota Kristof, cupissima di due gemelli che durante la seconda guerra mondiale si trovano abbandonati a se stessi in un mondo carico di ferocia.
Sulla medesima falsariga è ora in lavorazione The Painted Bird – L’uccello dipinto, diretto dal regista ceco Vaclav Marhoul, fra gli attori Stellan Skarsgard e Harvey Keitel, tratto dall’omonimo romanzo di Jerzy Kosinski che i cinefili già conoscono perché autore di Oltre il giardino su cui si basava l’omonimo film del 1979 di Al Hasby con un delizioso e stralunato Peter Sellers.
La storia di The Painted Bird non ha niente a che fare con le amabili bizzarrie del giardiniere Chance. Qui il protagonista, interpretato da Petr Kotlar, attore ceco di 9 anni, è un bambino ebreo che durante la seconda guerra mondiale cerca scampo dalle persecuzioni in Polonia. Nascosto dalla famiglia allo scoppio del conflitto in un villaggio di campagna, dopo la morte dell’anziana che lo ospita inizia a vagare nella speranza di ritrovare i genitori.
L’universo in cui si muove sembra uscire di peso dalle fiabe dei fratelli Grimm: violento, sadico, deviante. Stretto fra le atrocità naziste e la crudeltà dei contadini polacchi, il ragazzino è costretto a fare i conti con una realtà che mai, neppure nelle peggiori fantasie, aveva immaginato potesse esistere. La morale è amara. Se Anna Frank fino all’ultimo scriveva che l’uomo è intrinsecamente buono, il bambino concluderà che la natura umana è invece intrisa di malvagità.
Il regista Marhoul ha raccontato a Hollywood Reporter di averci messo nove anni ad adattare il materiale per il grande schermo. “Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito sopraffatto dall’idea che non potevo farcela, che avevo addentato qualcosa che non potevo masticare”.
La discussa traiettoria del libro di Jerzy Kosinski deve avere contribuito a questa sensazione. Pubblicato nel 1965 come libro autobiografico, The Painted Bird ottenne alti elogi dalla critica e dallo stesso Elie Wiesel che lo recensì con toni entusiasti sul New York Times. Il libro di Kosinsky, con i suoi accenti Grand Guignol, era agli antipodi della chiarezza disperata e cristallina de La Notte di Wiesel e sembrava schiudere una nuova comprensione degli orrori della Shoah.
Alla fine però la verità si rivela diversa. Kosinsky fu costretto ad ammettere che il libro non era autobiografico e molti sospettarono che, considerato il suo inglese non proprio fluente, non fosse stato lui a scriverlo ma alcuni assistenti.
The Painted Bird, sostiene però Marhoul, che ne ha acquisito i diritti per lo schermo nel 2010, “è una storia profondamente drammatica che esamina la relazione fra terrore e crudeltà da un lato e innocenza e amore dall’altro. Benché il romanzo sia stato considerato controverso fin dalla pubblicazione ha comunque conseguito un riconoscimento universale oltre a numerosi e prestigiosi premi letterari”.
Il film, che sarà girato in bianco e nero per un budget di 5 milioni di dollari, dovrebbe essere concluso in meno di tre mesi. La prima mondiale è programmata per maggio 2019. Considerato il successo di Oltre il giardino, sarà interessante vedere cosa ne sarà di questo nuovo film ispirato da Kosinsky.

Daniela Gross

(6 aprile 2017)