CONTANDO L’OMER Sette settimane con l’etica del Musar

omerLe sette settimane che separano la festa di Pesach da quella di Shavuot rappresentano un momento spiritualmente intenso. La prescrizione è quella di contare ogni giorno, nella pratica detta ‘conteggio dell’omer’ il significato letterale della parola indica l’unità di misura usata per l’offerta di orzo che era necessario portare al Tempio di Gerusalemme il secondo giorno di Pesach). Una stagione che ha presto assunto anche una connotazione luttuosa, con varie proibizioni tra cui quella di sposarsi e di tagliarsi i capelli, in memoria della pestilenza che colpì e decimò gli allievi del grande Rabbi Akiva (II secolo e.v.). Pratica tradizionale di questo periodo è quella di dedicarsi a temi etici, come la lettura dei Pirkei Avot (“Massime dei Padri”), un capitolo per volta nel corso di ogni Shabbat che separa le due ricorrenze. Così, il giornale americano Tablet offre a tutti coloro che lo desiderano alcuni suggerimenti per concentrare lo sforzo teso all’etica anche nella pratica di vita quotidiana, leggendo testi sull’ebraismo del Mussar.
“Con due amiche abbiamo iniziato a leggere ‘Everyday Holiness’ (‘Santità quotidiana’ ndr) di Alan Morinis e a discuterlo in una chavruta, cioè secondo il tradizionale metodo di studio ebraico con un compagno. Morinis ha basato la sua opera del 2007 sulla tradizione del Mussar, il movimento del diciannovesimo secolo (anche se con radici più antiche), costruito sui testi di figure come Rav Yisrael Salanter e Rav Chaim Luzzatto” spiega l’autrice dell’articolo Sian Gibby. “L’approccio di Morinis è semplice: scegli un tratto caratteriale che rappresenta una sfida nella tua vita da una lista delle tradizionali middot (attributi positivi/qualità, come equilibrio, compostezza, frugalità, silenzio, calma) e dedica una settimana a quello specifico tratto, adottandolo come principio organizzativo per sette giorni”.
Altro testo suggerito “A Jewish Code of Ethics” di Rav Joseph Telushkin’s “che offre un incredibile quantità di prove testuali al principio che lavorare su se stessi rappresenta una responsabilità di ogni ebreo” si legge.
“Tutte e tre abbiamo provato questo metodo per sette settimane, talvolta fallendo, talvolta migliorando. Quello che ha fatto la differenza è stato l’essere determinati a farlo, aver intrapreso azioni concrete invece che semplicemente meditare su queste caratteristiche e sentirci in colpa per non essere persone migliori. Annotare le nostre osservazioni quotidianamente e poi discuterle ha reso l’impegno reale. Ci siamo ritrovate ad aspettare con impazienza il momento di incontrarci ogni settimana, perché era bello”, conclude Gibby. Solo un piccolo spunto per ricordarci come contare i giorni possa diventare un modo per apprezzarne il valore. Di ciascuno di loro.

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