Identità – Valorizzare insieme un patrimonio comune

noi italiani - by giorgio albertiniGli ebrei vivono nella penisola italiana da oltre due millenni. Una presenza storica per una minoranza che, tra alterne vicende, ha fortemente inciso nella società. Sul numero di Pagine Ebraiche di aprile sono stati pubblicati al riguardo tre scritti di altissimo valore, con l’autorizzazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, realizzati per un concorso di selezione di personale all’interno dello stesso Meis. Riproponiamo questa settimana il secondo dei tre scritti.

È la fine del settembre 1943, ufficiali tedeschi si recano negli uffici della Comunità ebraica di Roma per ispezionare il posseduto della biblioteca della Comunità e del Collegio Rabbinico. Ispezioni di questo tipo si ripeteranno nei giorni seguenti. Il Presidente della Comunità romana Foà e il Presidente delle comunità israelitiche italiane Almansi cercano il coinvolgimento delle autorità italiane, intuendo il rischio di queste incursioni, e sottolineano che l’eventuale requisizione di questo materiale da parte delle truppe tedesche sarebbe una “gravissima perdita per l’Italia”. Questa, come scrive Micaela Procaccia in un suo saggio sulla conservazione e sulla musealizzazione del patrimonio ebraico italiano, è forse la prima volta che beni culturali ebraici vengono definiti parte del patrimonio culturale italiano. Significativamente avviene proprio quando lo Stato italiano non riconosce più gli ebrei italiani come suoi cittadini. Oggi il riconoscimento del patrimonio culturale ebraico come parte di quello nazionale italiano è inscritto nell’articolo 16 degli accordi che regolano i rapporti fra lo Stato italiano e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: esso sancisce la collaborazione fra il primo e le seconde al censimento, conservazione e valorizzazione del patrimonio ebraico in Italia. Daniele Jallà ha scritto che il patrimonio culturale è ciò che della storia e dell’identità riconosciamo come talmente importante da dover essere protetto dalla collettività come bene comune per essere trasmesso alle future generazioni. Gli italiani dovrebbero considerare il patrimonio ebraico come parte integrante del proprio per il fondamentale e continuativo contributo che questa minoranza ha dato e continua a dare nella storia e nella cultura del Paese: non si dà storia e cultura italiana senza ebraismo italiano. Gli ebrei sono Italia da 2.200 anni e da allora, a differenza di altre realtà, la convivenza non si è mai interrotta. Non sempre i rapporti sono stati facili, come dimostrano già gli scritti di Cicerone e Tacito, ma l’Italia ha fatto una scelta diversa rispetto a realtà come la Spagna, l’Inghilterra e la Francia o, per altri versi, l’Europa dell’Est: anche nei momenti di tensione più alta, i governanti italiani non hanno scelto l’espulsione, se non per brevi periodi, ma il ‘disciplinamento’ della presenza ebraica, come forse lo avrebbe chiamato Foucault. Dopo le condotte per banchieri e mercanti, alcuni (chi prima, chi dopo) tra ‘500 e ‘600 hanno istituito i ghetti, mentre i Medici hanno scelto di diversificare la propria politica lasciando libero l’insediamento a Livorno (Livornine 1591-93) e Pisa. La storia politica e culturale delle città italiane non si può fare senza inserirvi la storia delle loro comunità ebraiche. Un esempio ne è Ferrara, che da metà ‘500 in poi diventa il “porto sicuro” per l’ebraismo come ha scritto Samuel Usque. Né la sua storia sarebbe stata la stessa senza la famiglia Ravenna, dalla quale proviene l’unico podestà ebreo in Italia: suo figlio e Giorgio Bassani hanno fatto molto per far conoscere Ferrara e il suo patrimonio culturale e paesaggistico nel mondo. Contrariamente a quanto a lungo si è pensato nell’immaginario comune ma anche nella storiografia e negli ambienti culturali le comunità ebraiche sono sempre stati soggetti fortemente attivi. Si pensi alla fioritura delle comunità meridionali tra VIII e IX sec. e, per citare solo un episodio, il contributo degli ebrei alla resistenza di Napoli durante l’assedio dei bizantini. Si pensi ancora al loro ruolo di mediatori culturali per esempio alla corte degli Svevi o nelle città rinascimentali. E pensando alla cultura un filo rosso unisce la stampa ebraica a Ferrara, Venezia, con gli Usque e i Soncino, all’attività editoriale, per esempio dei Lattes e dei Formiggini. Una convivenza che diviene vera e propria integrazione con il processo risorgimentale, al quale gli ebrei partecipano in termini di vite, capitali e reti di contatti. Diversi autori, fra cui Toscano e Segre, ma ancora prima Gramsci e Milano, hanno sottolineato la forte contiguità fra il processo di formazione dell’identità nazionale italiana e il processo di emancipazione dell’ebraismo italiano. Da communitas a universitas come corpi separati si passa a comunità di cittadini italiani di fede israelitica con una forte partecipazione alla vita sociale ed economica della nazione. Un sentimento di cittadinanza che sarà riaffermato con il sacrificio di vite nella Prima guerra mondiale e che neanche la cesura delle leggi razziali varate dal regime fascista e dalla monarchia riuscirà a cancellare, come dimostrano il contributo degli ebrei italiani al movimento della Resistenza e poi alla ricostruzione dell’Italia democratica. Non si può narrare la storia dell’800 e del ‘900 italiani senza incontrare nomi come Pincherle, Levi, Vitalevi, Carpi, Formiggini, Manin, Finzi, Artom, Nathan, Rosselli, Terracini, Sereni. Infine c’è un altro motivo per il quale gli italiani dovrebbero considerare il patrimonio ebraico come parte integrante del proprio retaggio nazionale: per guardare al futuro come società pluralistica e multiculturale grazie al contributo originale che questa minoranza ha dato e continua a dare per la costruzione di un’identità plurale ma forte e per anticipare e leggere le sfide del presente e del futuro.

Federica Pezzoli

Federica Pezzoli: laureata in Storia all’Università di Bologna con una tesi su storia e memoria della Shoah, lavora nell’ambito del settore culturale ed è collaboratrice di testate giornalistiche online.