interpretazioni…

Rabbì Dossà figlio di Harkinas diceva: “Il sonno del mattino, il vino del mezzogiorno, le chiacchiere dei bambini e il frequentare riunioni di persone ignoranti trascinano l’uomo fuori dal mondo” (Mishnà Avot 3,10)
I comportamenti e le abitudini che questo insegnamento giudica negativamente possono essere interpretate in maniera simbolica, quale allusioni ad attitudini che, per loro intrinseche caratteristiche o per una impropria collocazione nel tempo, della giornata e della vita stessa, distolgono le persone “dal loro mondo”, cioè impediscono una piena maturazione del soggetto e la realizzazione delle sue potenzialità.
“Il sonno del mattino” si riferisce a persone che “sprecano nell’indolenza e senza progettualità la prima parte della giornata”, ovvero gli anni della giovinezza, tardano ad impegnarsi concretamente nella vita, consumano gli anni migliori immaginando progetti e futuro cui non danno inizio, o a cui troppo tardi giungono a dedicarsi con il necessario impegno e serietà.
“Il vino del mezzogiorno”, allude a quanti partono decisi nei loro progetti ma, giunti “a metà della giornata”, nel tempo in cui occorre fare delle verifiche, controllare obiettivi e piano di lavoro della vita, preferiscono “godersi un bicchiere di vino”, illudersi cioè che tutto proceda per il meglio, che ci si possa rilassare e procedere tranquillamente, senza porsi problemi né farsi troppo domande sul percorso compiuto e su quello su quello che rimane da fare.
“Le chiacchiere dei bambini” è un’espressione rivolta a coloro che si accontentano di formulare giudizi superficiali, che non cercano di penetrare nella complessità della vita, di porre ordine e priorità di valori su cui ordinare il proprio tempo e le proprie azioni.
“La frequentazione di riunioni degli ignoranti” allude a quanti, “nell’ora della sera”, verso il tramonto della vita, preferiscono chiacchiere inutili con altri perditempo, piuttosto che trarre le necessarie conclusioni del tempo impiegato, per dare ammaestramenti dell’esperienza maturata, del bene compiuto e degli errori commessi.

(Tratto da “Macheshevet Avot – Atar Da’at )

Giuseppe Momigliano, rabbino

(3 maggio 2017)